Recensioni · Libri

Shadowhunters – Città di Cenere

Buon pomeriggio a tutti!
Per vostra immensa gioia (quindi quella di nessuno, lol) sono ancora qui, caparbia come sempre, a raccontarvi di ciò che ho finito da poco di leggere. Senza perdere altro tempo, passo subito alla parte interessante di questo post.

Città_di_cenereTitolo: Shadowhunters – Città di Cenere
Autore: Cassandra Clare
Pagine: 467
Editore: Mondadori
Trama: Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c’è niente di normale nella sua vita se può vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se sua madre è in un coma magicamente indotto e lei scopre di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei, soprattutto Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l’unico modo di salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.

Recensione:
Dopo il rapporto un po’ meh (se volete saperne di più, vi invito a leggere la mia recensione) con Città di Ossa, eccomi qua a riprovarci di nuovo con la saga di Shadowhunters. E sono parecchio soddisfatta di aver dato a questi libri una seconda occasione.
I fatti riprendono da dove terminava il primo romanzo ma, nonostante questo, confesso di aver fatto un po’ di fatica a capire dove fossimo rimasti, questo perché seguo la serie TV (che si è parecchio distaccata dai libri ed è oltretutto più avanti nelle vicende) e oltretutto ho iniziato il libro mentre stavo facendo un rewatch di entrambe le stagioni. Passato questo momento di disorientamento iniziale, poi tutto è filato liscio come l’olio.
Esattamente come credevo (e come mi ero augurata alla fine dell’altro libro), la narrazione si allarga e va ad includere sia nuovi personaggi, sia vecchi personaggi che in precedenza erano rimasti decisamente sullo sfondo. Rispetto a Città di Ossa, non abbiamo quasi solo ed esclusivamente il punto di vista di Clary, ma una rosa di punti di vista differenti, con vicende che si intrecciano e si scontrano le une alle altre.
Accadono tante cose in rapida successione e le pagine, sotto ai miei occhi, si susseguivano velocemente e senza che me ne rendessi realmente conto. E delle tante cose che succedono, ci tengo particolarmente a citarne due, una negativa ed una negativa. Per quanto riguarda quest’ultima, non ho per niente apprezzato la testardaggine e l’insistenza di Jace nel voler intrattenere a tutti i costi un legame di tipo amoroso con Clary, nonostante la “scoperta” di essere fratello e sorella… Capisco il sentimento provato, capisco tutto quanto, ma TE DICO FERMATE. La cosa positiva, invece, sono senz’alcun dubbio i Malec: se nella serie TV mi hanno regalato delle gioie, qua nel libro mi hanno letteralmente blessata di gioie con i loro piccoli momenti. Che poi, in realtà, tra loro avviene poco e niente di concreto ma i dialoghi, gli sguardi, i particolari (primo su tutti Alec che ha le chiavi dell’appartamento di Magnus) e i sottintesi tra loro mi hanno fatto esplodere il cuore e sciogliere come un cubetto di ghiaccio sul termosifone.

In conclusione, non so se sia stato il fatto che stavo facendo un rewatch della serie, il fatto che ho comprato i libri in versione cartacea o il fatto che questo libro sia effettivamente migliore rispetto al precedente, ma mi è piaciuto davvero parecchio.

Voto: ★★★★

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Matched

Salve carissimi!
Finalmente è di nuovo domenica (l’unico mio giorno libero da quando ho cominciato a lavorare), per cui ne approfitto e colgo subito l’occasione per parlavi della mia ultima lettura conclusa giusto ieri pomeriggio, con tanto di pattern molto più serio e sensato per la mia recensione.

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Titolo: Matched
Autore: Ally Connie
Pagine: 350
Editore: Fazi Editore
Trama: Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare. In cosa credere. E quando il volto di Xander appare sullo schermo dell’Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette, Cassia non ha incertezze: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo: un malfunzionamento del Sistema le mostrerà il volto di un’altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri, qualcuno che lei conosce, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore tecnico, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse, ma Cassia non può impedirsi di pensare a lui, d’incontrare il volto del ragazzo in ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più proibita e pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essere sbagliata? Se fosse Ky il suo vero Promesso? Quale sarà la scelta di Cassia? Tra Xander e Ky, tra un amore obbligato e un amore che è il simbolo stesso della ribellione, chi avrà la forza di scegliere?

Recensione:
Finalmente torno al mio genere preferito di letture, gli young adult. Avevo questo libro nella mia reading list da qualche anno ormai e verso l’inizio del mese scorso, sfogliando tra i libri disponibili nel mio Kobo, ho sentito che era arrivato il momento giusto per iniziarlo. E l’ho fatto senza troppe aspettative perché, dopo libri come Divergent e seguiti, che mi hanno letteralmente rapito il cuore, non contavo di trovare un’ulteriore distopia interessante in così poco tempo. Nonostante ciò, col procedere nella lettura mi sono dovuta ricredere perché più andavo avanti e più mi sentivo intrigata da tutte le questioni che venivano tirate in ballo, nessuna delle quali è affrettata o buttata al vento tanto per scrivere qualcosa in un momento morto della narrazione. E la narrazione procede lenta, ma allo stesso tempo rapida: ogni avvenimento ne innesca automaticamente un altro, senza lasciare al lettore la possibilità di prendere una boccata d’aria fresca prima di buttarsi a capofitto in quello successivo; eppure ad ogni cosa viene dato il giusto tempo, in modo da non trovarsi a dire “bello, ma accade tutto troppo velocemente”.
Tra i personaggi, fatta eccezione per Cassia, dal cui punto di vista sono raccontate le vicende, emerge senza alcun dubbio la figura di Ky, ragazzo dal passato misterioso e piuttosto turbolento, che potrebbe eccellere in qualunque cosa ma che preferisce rimanere nella media per non dare più di tanto nell’occhio. Quando lo incontriamo la prima volta, la sua storia è un’enorme incognita e solo col tempo ci verrà svelata a piccole dosi, grazie a dei disegni fatti su tovaglioli di carta che Ky consegna a Cassia di tanto in tanto durante le loro escursioni nel bosco. E, credetemi, se vi dico che finirete per innamorarvi anche voi di Ky attraverso gli occhi di Cassia proprio come, direbbe Jonh Green, ci si addormenta: prima piano piano e poi tutto in una volta. Perché è così che Ky e Cassia si scoprono innamorati dell’altro, senza alcuna fretta o pressione, tra versi di poesie dimenticate da secoli e lettere in corsivo tracciate nel fango del sottobosco lontano da tutto e tutti.
Dal canto suo, Cassia è un personaggio particolare: quando le vicende cominciano, ha infatti tutte le parvenze della perfetta Mary Sue da distopia young adult e solo la visione del volto di Ky, insieme alla poesia di cui le fa regalo suo Nonno in punto di morte (Non andartene docile in quella buona notte di Dylan Thomas), sblocca qualcosa in lei, rendendola molto più reale e umana di ciò che sembra all’inizio. E da quel momento, Cassia non se ne va docile di fronte a nulla, ragione su ciò che vede e su ciò che sente, anche quando la posta in gioco è estremamente alta.

Come spero abbiate compreso da questa mia recensione, il libro mi ha decisamente stupita in positivo e, senza alcun dubbio, presto leggerò anche gli altri due volumi che lo seguono e che, insieme a questo, compongono la trilogia Matched, ovvero Crossed e Reached.

Voto: ★★★★

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The Land of Stories – Worlds Collide

Ditemi un po’, fate per caso parte di quella percentuale di popolazione che ritiene impossibile amare alla follia un libro dalla prima all’ultima parola? Beh, sappiate che vi facevo parte anche io… Ma poi ho letto The Land of Stories – Worlds Collide e mi sono dovuta ricredere.

61xzq7t8fjl-_sx357_bo1204203200_Le vicende riprendono esattamente dal punto in cui si erano interrotte nel libro precedente: Alex, succube della maledizione inflittale da Morina e dalle altre streghe, scompare insieme all’intero bagno dell’ospedale e riappare magicamente vicino alla New York Public Library dove, nella famosissima Rose Main Reading Room – vi sfido a non averla mai vista in un film o una serie TV – , sta per aprirsi un portale che collega l’Altromondo e la Terra delle Storie. Conner, insieme a Jack, Riccioli d’Oro, Bree e Cappuccetto Rosso, vola fino a New York per cercare di salvare la sorella e il mondo intero, il quale sta per essere invaso dall’Esercito Letterario, messo in piedi dall’Uomo Mascherato ed ora guidato da Capitan Uncino, la Regina di Cuori e la Malvagia Strega dell’Ovest dopo la dipartita del primo e da un’orda di streghe, stanche di dover dividere il mondo delle fiabe con le fate. Senza la magia di Alex dalla sua parte, Conner deve fare affidamento su se stesso e su alcuni personaggi che in questo sesto libro si rivelano essere tutto tranne che marginali, come le Abbraccialibri e sua madre Charlotte, per poter liberare sua sorella dalla maledizione e mettere in salvo New York e l’intero Altromondo.

La vera bellezza di questo libro, però, non sta tanto in ciò che succede all’interno della storia che, ad eccezione di qualche piccolo colpo di scena, è abbastanza prevedibile, ma nella cornice data dal prologo e dall’epilogo, di cui non vi svelerò nulla perché voglio che rimaniate stupiti così come è successo a me. Che poi non capisco come abbia fatto a rimanere così stupita da ciò che prologo ed epilogo contengono, dato che l’avevo all’incirca individuato all’inizio del secondo libro della serie, ma dettagli.

“Happily ever after isn’t a finish line, it isn’t a paradise, and it isn’t a phenomenon that makes all your dreams come true. Happily ever after is about finding happiness within yourself and holding on to it through any storm that comes your way”.

Al termine del libro, dato che Colfer si rivolge principalmente ad un’età media che si aggira intorno ai 10/12 anni, troviamo ciò che viene definito lieto fine, anche se non è proprio di quelli tradizionali da “E vissero tutti felici e contenti”. Vi spiego meglio: alla fine, tutti si ritrovano a vivere felici e contenti, ma realizzano anche che quello che hanno vissuto fino a quel momento è forse solo l’inizio di ciò che ancora li aspetta… Dopotutto, Dio solo sa quante avventure può riservare il futuro. E questa scelta dà un senso compiuto alla citazione di Orson Welles che si trova ad inizio libro e che recita “Se volete un lieto fine, questo dipende, naturalmente, da dove interrompete la vostra storia”. Perché fondamentalmente la storia viene interrotta proprio nel momento migliore, lasciando al lettore la possibilità di viaggiare con la propria fantasia ed  immaginare mille nuove avventure per i personaggi della storia.

Sono giunta alla fine della mia recensione e, forse suonerà strano da dire, ma sento come se si stesse chiudendo un capitolo della mia vita, iniziato nell’esatto momento in cui ho deciso di andare in libreria ad acquistare il primo libro di questa serie, che mi ha dato tanto e che si è presa tanto – soprattutto parecchie ore di sonno.

VOTO: ★★★★★ (ovviamente, lol)

In caso vogliate sapere cosa ne penso dei libri precedenti, vi lascio i collegamenti alle altre recensioni:

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The Magicians

Dopo aver seguito il consiglio di un’amica – cosa che accade molto raramente dato che faccio quasi sempre di testa mia in tutto e per tutto – ed essermi presa del tempo per pensare a cosa scrivere a riguardo – non è vero, mi stavo solo dimenticando la mia usanza di scrivere un post sul blog – , sono qui per parlarvi dell’ultima delle serie TV che ho recuperato, ovvero The Magicians. Come già detto, mi è stata consigliata… Per via del trash presente in essa. E, dopo la fine di Pretty Little Liars, avevo così bisogno di una dose di trash che ho decido di darle un’opportunità. Del resto non è mai morto nessuno per aver cominciato una serie TV e aver scoperto che non fa per lui, giusto? Ma non c’è solo quello all’interno della serie.

1452345870-1762981391-volshebniki-pstInnanzi tutto, The Magicians segue le vicende di Quentin Coldwater e dei suoi amici Julia, Alice, Eliot, Margo, Penny e Kady. Quentin è un ragazzo che manifesta sintomi collegabili all’ansia e alla depressione, con una grande passione per la serie Fillory And Further, che si svolge in un universo parallelo che ha davvero tantissime analogie con Narnia. Le cose cambiano quando viene invitato a sostenere un esame per entrare a Brakebills, una prestigiosa e segreta scuola di magia americana. È infatti quello il punto di svolta della sua vita, quello da cui conoscerà i suoi compagni di avventura e scoprirà che la magia è reale, così com’è reale la sua tanto amata Fillory e tutti le minacce che da essa provengono.

La serie TV è attualmente composta da due stagioni, con la terza in fase di realizzazione. La prima stagione parte bene con i primi episodi – cosa che mi ha resa molto entusiasta all’inizio – , ma poi si perde e mischia buchi di trama e una buona dose di trash di tanto in tanto. La seconda, invece, è nettamente migliore: se nella prima stagione scoprono che la magia e Fillory sono reali, in quella successiva si dirigono a Fillory e scoprono un mondo tutto nuovo, piuttosto diverso da ciò che immaginavano e tutto prende una piega molto più fantasy, che ho apprezzato davvero tanto. E Dio solo sa quanto ho invidiato Quentin per aver scoperto che il suo mondo ideale esiste sul serio e per esserci potuto andare.

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In ogni caso, il trash non è l’unica cosa presente all’interno della serie. Vengono infatti trattati argomenti più seri nei cicli delle varie puntate, quali la malattia mentale, la violenza fisica e psicologica, la perdita delle persone care. C’è del trash, ma per fortuna non tutto si riduce a quello. E vi consiglio di darle un’opportunità, soprattutto perché è davvero poco conosciuta.

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La Terra delle Storie – L’Odissea di un Autore

Quinto e penultimo – se solo ci penso già mi piange il cuore – viaggio nella Terra delle Storie. Siamo ormai giunti al giro di boa e L’Odissea di un Autore lo mette in evidenza senza alcuna vergogna, tirando le redini di tutte le questioni ancora aperte dai libri precedenti.

la-terra-delle-storie-lodissea-di-un-autore-everpopIl mondo delle fiabe è completamente allo sbaraglio dopo che l’Uomo Mascherato e il suo esercito letterario l’hanno invaso, seminando terrore e morte in ogni Regno. Proprio per questo Alex e Conner si rimboccano le maniche per l’ennesima volta e, grazie alla Pozione Portale della nonna, viaggiano attraverso le storie brevi di Conner per reclutare i loro protagonisti e convincerli ad aiutarli a salvare la Terra delle Storie. E, se nell’Altromondo, i gemelli Bailey sono occupati ad uscire da una storia per entrare in quella successiva, tutto il resto non resta di certo statico: le streghe stanno ultimando i preparativi per lanciare una maledizione su Alex, Emmerich viene rapito e Bree, in compagnia delle Sorelle Grimm, tenta di rintracciarlo… Tutto questo mentre sta per aprirsi un portale nel bel mezzo di New York che collega la Terra delle Storie e l’Altromondo.

Prima di perdermi a parlare di quello che c’è dentro al libro, vorrei sottolineare che l’ho letto in lingua originale dato che 1) non sono riuscita a reperire l’ebook in italiano e 2) ho trovato quasi per caso tutti i libri della serie in formato elettronico e in lingua inglese. E confesso che non avrei potuto compiere una scelta migliore, perché l’ho davvero adorato. Che poi sono certa che l’avrei adorato a prescindere in qualunque lingua, perché questa serie mi sta piacendo davvero troppo e non c’è attimo in cui mi penta di averla iniziata. Anzi, vorrei che mi cancellassero la memoria solo per rileggerla da capo e innamorarmene di nuovo.

“Traveling into the short stories had been all Conner could think about since he’d first had the idea. Naturally, the circumstances to warrant the trip were terrible, but he still felt the luckiest author in the world. Who else got to visit the worlds and meet the people that existed only in their imagination?”

Fatto della lingua a parte, quello che c’è dentro al libro è fenomenale: Alex e Conner viaggiano quasi senza sosta nelle storie brevi di quest’ultimo, vivendole in prima persona. Cioè, capite? Questi due ragazzini vivono il sogno di ogni lettore di fronte al proprio libro preferito e io li ho invidiati terribilmente. Le cose però non finisco qui, perché il viaggio che affrontano nelle storie brevi di Conner è, allo stesso tempo, anche un viaggio nella sua mente, che si snoda tra ciò che ha vissuto e chi ha incontrato fino a quel momento. E tutto questo mi ha fatto andare in brodo di giuggiole: c’è un motivo se ha scritto ciò che ha scritto, nulla è stato lasciato al caso.

“I learned a lot about you from your writing, possibly more than you intended to share. Perhaps as you look through your stories again, you’ll learn a thing or two about yourself”.

Ormai attendo solo di mettere le mani sull’ultimo capitolo della serie, Worlds Collide, uscito lo scorso 11 luglio… Dopodiché cadrò in depressione una volta arrivata alla fine.

VOTO: ★★★★★

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La Terra delle Storie – Oltre i Regni

A seguito dell’enorme cliffhanger con cui si conclude L’Avvertimento dei Grimm, non ho potuto far a meno di ritrovarmi a leggere il quarto volume della serie a pochissima distanza dal precedente perché avevo bisogno di risposte. La voglia di sapere cosa sarebbe accaduto poi era così immensa che, per poco, non sono andata su Google a spoilerarmi ogni singola cosa. Fortunatamente – e anche molto stranamente – ho resistito alla tentazione, preferendo formulare ipotesi nella mia testa… Ipotesi che poi, nella maggior parte dei casi, si sono rivelate essere giuste.

coverIn questo quarto libro, Alex e Conner sono costretti a viaggiare letteralmente oltre i regni per inseguire l’Uomo Mascherato, intenzionato a reclutare tutti i cattivi della letteratura – la Malvagia Strega dell’Ovest, Capitan Uncino e la Regina di Cuori, tanto per fare dei nomi – per formare un esercito con cui distruggere la Terra delle Storie. Servendosi della Pozione Portale, la quale trasforma ogni libro su cui si versa in un portale per il mondo contenuto all’interno delle sue pagine, i gemelli tenteranno il tutto per tutto per raggiungere e fermare l’Uomo Mascherato.

Come già detto in precedenza, ho letto il libro a poca distanza dal suo predecessore e, a mente fredda – ho aspettato più di una settimana per scrivere questa mia recensione – credo che questo sia stato un punto a sfavore per il mio indice di gradimento. Non che non lo abbia apprezzato ma, rispetto agli altri, me lo sono goduto un po’ meno.
La storia riparte pochi mesi dopo la fine de L’Avvertimento dei Grimm: la Terra delle Storie deve ancora riprendersi dalla guerra contro la Grande Armata, Alex siede a capo del Consiglio delle Fate e, sempre lei, risulta essere la più sconvolta dalla rivelazione finale del volume precedente. Ed è così scossa che non riesce più a controllare i suoi poteri, proprio come è successo per l’Incantatrice – di cui si parla già ampiamente ne Il Ritorno dell’Incantatrice. Ma non c’è tempo da perdere, perché l’Uomo Mascherato sta reclutando il suo esercito e dev’essere fermato prima che sia troppo tardi.

Nel complesso, questo libro è sostanzialmente di passaggio. Dopo una ricca avventura appena conclusa, del resto, non ci si può buttare subito a capofitto in quella successiva. L’intera trama è dedicata al viaggio tra un mondo letterario e l’altro; nessun avvenimento è affrettato e tutto scorre con il giusto ritmo. Ogni capitolo diventata un piccolo dettaglio all’interno di un quadro molto più grande, i cui contorni sono stati appena delineati con questo libro. E, conoscendo a grandi linee le trame dei successivi volumi, quei contorni verranno resi più spessi e riempiti di vividi colori fino ad ottenere l’immagine completa in ogni sua parte.

VOTO: ★★★★

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Carry On

carry-onSimon Snow è un mago decisamente poco abile; non riesce a fare magie come dovrebbe e il potere di cui è in possesso è talmente tanto e talmente potente che il ragazzo non riesce né a controllarlo né ad incanalarlo nella giusta direzione, tant’è che, quando ci prova, finisce per esplodere. Allo stesso tempo, Simon Snow è anche conosciuto come il Prescelto, ovvero colui che dovrebbe essere in grado di sconfiggere il Tedio Insidioso, la più grande minaccia che assilla il mondo magico da ormai diversi anni. E, per tutto il libro, insieme a Penelope, Agatha e il suo improbabile compagno di stanza Baz, andrà alla ricerca di un modo per sconfiggerlo e liberare la comunità magica dai buchi di nulla che il Tedio crea, risucchiando tutta la magia presente in una determinata zona.

Sono venuta a conoscenza del libro per puro caso, leggendo una recensione proprio qui su WordPress. Non ricordo con esattezza di quale blog si trattasse, quindi mi scuso se non lo nomino esplicitamente in questo mio post. Dimenticanza a parte, durante la lettura di tale recensione, il libro mi è stato presentato come bello, interessante e capace di trattenere il lettore con gli occhi incollati alle pagine, ma devo ammettere di essere rimasta un po’ delusa. Mi spiego meglio: allora, il libro mi è piaciuto – altrimenti non l’avrei terminato – ma le mie aspettative hanno finito per dimostrarsi troppo alte rispetto a quello cui mi sono ritrovata davanti. L’utilizzo dei PoV in prima persona singolare e la narrazione in media res mi hanno reso difficile entrare nella storia, soprattutto nei primi capitoli. Mancavano ovviamente dei pezzi al puzzle completo degli eventi e più andavo avanti, più mi sentivo confusa e poco propensa ad andare avanti. Fortunatamente poi le vicende hanno ingranato e sono riuscita a continuare il libro senza più problemi.
Un’altra cosa che aveva attratto la mia attenzione, era la presenza di una storia d’amore tra due ragazzi. Sempre facendo riferimento alla stessa recensione, sembrava che la ship tra Baz e Simon fosse quasi il fulcro del libro mentre, invece, ho scoperto a mie spese che fa solo da cornice a tutto il resto. Non che insieme non siano carini o altro – quando Baz dice a Simon che guardarlo è come guardare il sole mi sono sciolta come un cubetto di ghiaccio sul termosifone acceso, awh – , ma vengono un po’ eclissati da tutte le altre vicende che accadono a loro e intorno a loro. Anche su questo versante mi aspettavo decisamente di più, lo confesso.

Mettendo da parte i punti che non mi hanno convinta del tutto – e che hanno influito abbastanza sul mio giudizio finale – , passo ora a ciò che invece promuovo: lo stile di scrittura e la trama. Per quanto riguarda il primo, fin dall’inizio della storia sono rimasta colpita positivamente dal modo in cui venivano raccontati i fatti… Due o tre frasi e tutto era lì, pronto a prendere forma propria nella mia mente. Non servivano lunghe descrizioni dei personaggi o dei luoghi, un paio di frasi erano più che sufficienti perché io riuscissi a figurarmi ogni singola cosa e trovo che questo, quando succede, sia sempre meraviglioso. Inoltre ho adorato la presenza di svariati incisi e puntualizzazioni, tutti quanti posti tra parentesi tonde, molti dei quali piuttosto sarcastici.
Discorso diverso invece per la trama. All’inizio del libro, tutto quello a cui riuscivo a pensare era “Non sembra altro che una copia uscita male di Harry Potter” e, come poi ho constatato su internet, non sono stata l’unica ad avere avuto questa impressione. Immagino che a questo punto vi stiate chiedendo perché reputo la trama un punto da promuovere e la verità è che sì, all’inizio sembra una copia uscita male di Harry Potter ma, andando avanti, si discosta sempre di più dalle vicende del maghetto inglese più famoso del mondo per diventare qualcosa che, alla fine, si è rivelato in grado di stupirmi e lasciarmi a bocca aperta. Mai e poi mai mi sarei immaginata la stretta connessione presente tra le varie parti della storia che vengono introdotte poco alla volta, pagina per pagina. Nel complesso, per com’era cominciato tutto, non mi sarei mai aspettata di arrivare a quel finale… Per questo reputo che la trama sia un punto a favore del libro.

Questo è quanto ho da dirvi di mio su Carry On di Rainbow Rowell. E sono certa che, prima o poi, leggerò anche altro di questa autrice – Fangirl in primis, dato che è nella mia lista di libri da leggere da anni, ormai.

VOTO: ★★★

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