Recensione | La forma dell’acqua – The Shape of Water

Titolo: La forma dell’acqua – The Shape of Water
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2017
Genere: fantastico, sentimentale, drammatico
Cast: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Octavia Spencer, Nick Searcy, David Hewlett, Lauren Lee Smith, Morgan Kelly
Trama: A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Eliza si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative. Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Eliza e la collega Zelda si imbattono per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide, tenuta in una vasca sigillata piena d’acqua. Eliza si avvicina sempre di più al “mostro”, costruendo con lui una tenera complicità che farà seriamente preoccupare i suoi superiori.

Recensione:
Candidato a 13 premi Oscar e vincitore de Il Leone d’Oro per il miglior film alla 74° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film racconta la storia di Eliza Esposito, una donna affetta da mutismo che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo. La sua condizione la rende schiva verso il resto del mondo, un po’ come se vivesse dentro una bolla e, ad eccezione di lei, gli unici che vi hanno accesso sono la sua collega di lavoro Zelda e l’inquilino Giles. Durante un turno di lavoro, Eliza e Zelda vengono incaricate di ripulire un laboratorio all’interno del quale si trova una strana creatura umanoide catturata in Amazzonia, dove veniva venerata come un dio. Fin da subito risulta evidente l’interesse che la creatura scatena in Eliza, tant’è che tra i due nasce una dolce amicizia a colpi di uova sode, linguaggio dei segni e musica.

Grazie alle due ore di pellicola a disposizione, lo spettatore si immerge letteralmente nel piccolissimo mondo di Eliza, formato dal suo lavoro come addetta alle pulizie e dai suoi due unici amici, Zelda e Giles. Ci vogliono davvero poche scene per rendersi conto che Eliza non è come gli altri e che il suo essere muta (le è stata asportata la laringe in tenera età) la condiziona e non poco. Fortunatamente però, per ogni cosa che ci viene tolta, arriva nella nostra vita qualcosa di migliore, rappresentata in questo caso dalla creatura umanoide con cui Eliza si sente subito in sintonia e stringe amicizia.
Non è immediato il tuffo nell’universo fantastico e a tratti grottesco disegnato da Guillermo del Toro, da sempre amante dei mostri e delle storie che riescono ad impaurire e incantare allo stesso tempo, ma ne vale la pena perché, al di là dell’elemento fantasy rappresentato dalla creatura umanoide, ci si trova di fronte ad una storia che, anche se non proprio ordinaria, è ricca di dolcezza in ogni sua forma.

Personalmente, non sono rimasta pienamente affascinata dal film, ma posso comunque dire senza problemi che mi è piaciuto parecchio. L’unica cosa che non ho apprezzato è stato il risvolto fisico della relazione tra Eliza e la creatura umanoide. Avrei preferito che i sentimenti trattati rimanessero sul platonico, anziché svilupparsi in maniera alquanto improbabile a livello fisico. Ma, alla fine dei conti, siamo in un fantasy e tutto è concesso.

Voto: ★★★ e ½

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Recensione | Doctor Strange

Titolo: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Genere: Azione, fantastico, avventura
Cast: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Benedict Wong, Michael Stuhlbarg, Benjamin Bratt, Scott Adkins, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton
Trama: Doctor Strange racconta la storia del neurochirurgo di fama mondiale Stephen Strange, la cui vita cambia per sempre dopo che un terribile incidente automobilistico lo priva dell’uso delle mani. Quando la medicina tradizionale si dimostra incapace di guarirlo, Strange è costretto cercare una cura in un luogo inaspettato: una misteriosa enclave nota come Kamar-Taj. Scoprirà presto che non si tratta soltanto di un luogo di guarigione ma della prima linea di una battaglia contro invisibili forze oscure decise a distruggere la nostra realtà. Presto, Strange imparerà a padroneggiare la magia e sarà costretto a scegliere se fare ritorno alla sua vita agiata o abbandonare tutto per difendere il mondo e diventare il più potente stregone vivente.

Recensione:
Stephen Strange è un neurochirurgo di fama mondiale e una delle persone più odiose al mondo. Egocentrico, pieno di sé e convinto di essere il migliore in ogni cosa che fa, si vede il mondo cadere addosso nel momento in cui rimane coinvolto in un incidente d’auto e i nervi delle sue mani, quelle con cui si è costruito la carriera, rimangono gravemente danneggiati. Tra lunghi periodi di degenza e sette interventi chirurgici per riacquistare l’utilizzo delle mani, finisce per imbattersi nella storia di un uomo di nome Pangborn, un paraplegico che è misteriosamente in grado di camminare. Ed è lui ad indirizzarlo verso Kamar-Taj, il luogo che lo ha aiutato nel suo processo di guarigione.
Senza avere ormai più nulla da perdere, Stephen Strange parte per Kamar-Taj dove, attraverso gli insegnamenti dell’Antico, un potente stregone immortale che insegna le arti mistiche ai suoi allievi, viene a conoscenza del mondo della magia e delle dimensioni alternative e impara ad averne a che fare, nonostante l’iniziale diffidenza.

Come già detto in apertura, Stephen Strange è una delle persone più odiose al mondo. Eppure, non ho potuto provare empatia per lui nel momento in cui perde l’uso delle mani e il mondo gli crolla totalmente addosso. Insomma, immaginate per un momento di perdere la cosa più importante della vostra vita, quella con cui vi identificate di più e che fa di voi ciò che siete… Ecco, come vi sentireste? È questo ciò che ha scatenato in me la visione della prima parte del film, nonostante lui fosse ancora la stessa persona dell’inizio.
È l’arrivo a Kamar-Taj a cambiarlo nel profondo, nel momento in cui acconsente di farsi insegnare a padroneggiare la magia. Si trova infatti costretto a mettere da parte il suo ego e la sua avversione nei confronti della spiritualità (dopotutto è sempre un medico, come biasimarlo) se vuole aprire un portale per tornare indietro dopo che l’Antico l’aveva portato con sé sull’Everest e non rischiare di morire per assideramento. E ci riesce diventando, da quel momento in avanti, Doctor Strange a tutti gli effetti.

Voto: ★★★★ e ½

Recensione | Wonder

Titolo: Wonder
Autore: R.J. Palacio
Pagine: 288
Editore: Giunti
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Trama: È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

Recensione:
Dopo aver passato i primi dieci anni della sua vita diviso tra casa ed ospedale per via della deformazione facciale che lo accompagna fin da quanto è nato, per Auggie è giunto il momento di compiere i primi passi da solo nel mondo. E quale modo migliore per farlo se non cominciare col frequentare una vera scuola al posto delle lezioni casalinghe della mamma, che tra l’altro non se la cava nemmeno così bene nello spiegare come funzionano le frazioni? Inizialmente, Auggie non risponde bene alla decisione dei suoi genitori di mandarlo a scuola ma, dopo aver conosciuto Jack, Julian e Charlotte, ci ripensa ed accetta. Inizia così un anno ricco di sfide per Auggie, in grado di farlo crescere, maturare e fargli capire com’è davvero il mondo al di fuori del dolce e confortante nido familiare.

Il libro è diviso in otto parti, ognuna delle viene è raccontata da un personaggio diverso della storia ed introdotta da una canzone o da una citazione. Ho apprezzato molto questa volontà di dividere la storia perché, se da una parte è vero che vivere con una deformazione facciale non è facile, è anche vero che nemmeno vivere a stretto contatto con una situazione del genere lo è. Questo emerge bene soprattutto nella parte di libro di Via, la sorella di Auggie, fin da sempre abituata ad essere messa in secondo piano dai genitori a causa dei problemi ben più gravi del fratello.

La lettura non è assolutamente complicata, anzi. L’età dei personaggi attraverso cui viene filtrata la storia va infatti dagli undici ai quattordici anni e mettere in bocca parole troppo mature a personaggi così giovani non avrebbe avuto alcun senso logico. Le pagine scorrono velocemente, nonostante la formattazione della versione cartacea non sia delle migliori. Più e più volte infatti, durante la lettura, dovevo fermarmi per far riposare gli occhi almeno per un attimo prima di proseguire.

Dal libro è stato tratto un film dal titolo omonimo, con protagonisti Jacob Tremblay, Julia Roberts e Owen Wilson.

Voto: ★★★ e ½

Recensione | Thor: Ragnarok

Titolo: Thor: Ragnarok
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Genere: Azione, fantastico, avventura, fantascienza
Cast: Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Cate Blanchett, Idris Elba, Jeff Goldblum, Tessa Thompson, Karl Urban, Mark Ruffalo, Anthony Hopkins
Trama
: Per intervenire a difesa del pianeta Terra e dei suoi abitanti, il vanaglorioso principe di Asgard Thor ha messo da parte i nobili natali, la discendenza aliena e i conflitti familiari con Loki, atterrando puntualmente con un tonfo al fianco dei colleghi Avengers tutte le volte che ce n’è stato bisogno. Dopo averlo visto sfidare i componenti più forti della squadra a sollevare il leggendario Mjöllnir, e gongolare nella consapevolezza di essere il solo degno di brandirlo, un potente nemico in gonnella si fa avanti per raccogliere la sfida e disintegra il martello sotto gli increduli occhi del proprietario. La perfida Hela, tornata in libertà dopo millenni di prigionia, minaccia di scatenare la sua ira sul regno di Odino, e l’unico guerriero in grado di fermarla e scongiurare il Ragnarok è disarmato e imprigionato dall’altra parte dell’universo. Indebolito dallo scontro con Hela, Thor è finito nelle mani del Gran Maestro, un avido burattinaio il cui passatempo preferito è far duellare forme di vita inferiori dentro un’arena intergalattica. Ma l’avversario che la sorte riserva al dio del tuono è una vecchia conoscenza, lo scienziato Bruce Banner, nella versione più grossa e arrabbiata. Dopo qualche scaramuccia ai fini dello spettacolo, il “collega di lavoro” Hulk si rivelerà un alleato prezioso per salvare dalla distruzione l’intera civiltà asgardiana.

Recensione:
Nella speranza di recuperate tutti i film del Marvel Cinematic Universe in vista dell’uscita, prevista per aprile, di Avengers: Infinity War, la scorsa notte ho deciso di guardare finalmente Thor: Ragnarok, uscito in Italia lo scorso novembre. Premettendo che non sono amante di Thor, che ho sempre reputato troppo montato e troppo viziato per i miei gusti (#TeamLoki e scusate se è poco), il film mi è davvero piaciuto e non mi ha annoiata nemmeno per un istante, riuscendo sempre e comunque a catturare la mia attenzione.

La storia si apre con Thor che racconta di come, nei due anni successivi agli avvenimenti di Avengers: Age of Ultron, non abbia fatto altre che andare alla ricerca delle Gemme dell’Infinito, finché non è caduto prigioniero del demone Surtur. Da quest’ultimo, Thor scopre che suo padre Odino non è più ad Asgard e che sta per scatenarsi Ragnarok, ovvero la distruzione di Asgard: basta infatti che Surtur unisca la sua corona con la Fiamma Eterna che si trova al di sotto di Asgard per imboccare una strada senza ritorno. Ed il buon Thor, da amante della patria qual è, sconfigge Surtur, nella convinzione di aver salvato Asgard da morte certa.
Thor torna ad Asgard e scopre che Loki è vivo e finge di essere Odino. Lo convince quindi ad andare sulla Terra alla ricerca del padre, che rintracciano in Norvegia grazie all’aiuto di Dottor Strange. Trovato Odino, i due fratelli vengono a conoscenza di come il padre sia prossimo alla morte e che quest’ultima libererà dalla sua prigione loro sorella Hela, la Dea della Morte. Odino muore, Hela è libera e distrugge il Mjolnir prima di reclamare il trono di Asgard e scaraventare i due fratelli nello spazio.

Quanto appena detto è ciò che accade all’incirca nei primi quaranta minuti di film, che in totale ha una durata di due ore e dieci minuti. Ciò che succede nella restante parte non ve la svelo, altrimenti che gusto ci sarebbe a guardarlo? Sappiate solo che è un film davvero ben fatto, sia a livello di effetti speciali che a livello di trama. Si scopre finalmente dove sia finito Hulk, grande assente in Captain America: Civil War, e vengono introdotti nuovi personaggi che spero di rivedere in futuro. A parere mio (ma anche di quello della critica) è il film meglio riuscito della trilogia di Thor, contornato da un’ottima interpretazione da parte del cast e da tanto, tanto umorismo.

Voto: ★★★★★

Recensione | The King and The Criminal

Titolo: The King and The Criminal
Autore: Charlotte Ashe
Pagine: 300
Editore: Interlude Press
Link per l’acquistohttp://amzn.to/2FcXQGg
Trama: Cosa succede quando finisce la favola, ma il viaggio continua? Il secondo libro della serie The Heart of All Worlds vede Sehrys e Brieden vivere pacificamente a Khryslee. Ma quando il Re Firae trasgredisce ad un antico e incantato patto attraversando il Confine a Villalu in cerca di un criminale condannato, Sehrys è costretto a ricoprire il ruolo per il quale era stato addestrato. Nel frattempo, Firae deve affidarsi al criminale che stava cercando per tornare a casa vivo, un uomo che sua madre ha esiliato tempo fa, che risveglia qualcosa nel suo cuore, qualcosa di più forte persino dei suoi doveri giurati come re. Mentre ogni uomo lotta per comprendere il proprio destino, la propria devozione e il proprio lascito, una verità più profonda e più urgente finisce per emergere: il loro mondo è molto più pericoloso di quanto credono ed ognuno di loro gioca un ruolo fondamentale nel suo destino.

Recensione:
A seguito della piacevole scoperta fatta nel 2017 riguardo questa serie di libri, finalmente sono riuscita a mettermi in pari e a recuperare anche il secondo volume (se volete saperne di più del primo, The Sidhe, cliccate qui).
Le vicende prendono luogo circa un anno dopo la fine del primo libro. Ritroviamo quindi i protagonisti principali della storia fin dove la conosciamo, Sehrys e Brieden, che hanno messo su casa a Khryslee, l’unico posto al mondo in cui vengono contemplate le unioni tra umani e sidhe. I veri protagonisti di questo secondo libro sono però Tash e Firae, due sidhe con ruolo marginale all’interno del libro precedente, e le gemelle Brissa e Cliope Keshell.
Tutto comincia con il Cammino dell’Anima (una tradizione sidhe che contempla la visita al tempio di una delle divinità che vengono venerate dagli elfi e la meditazione profonda, tutto per essere sicuri di essere pronti al matrimonio) di Firae, in cui lo sidhe realizza di doversi prima di tutto occupare di importanti questioni politiche. Al di là del Confine, infatti, c’è uno sidhe che sta aiutando due sorelle a decifrare una pergamena che potrebbe eliminare la netta divisione tra Villalu (mondo umano) e Laesi (mondo sidhe). Firae intraprende quindi un viaggio in completa solitudine per andare alla ricerca di questo sidhe, lasciando il suo regno nelle mani di Sehrys.
Per l’intero libro, l’attenzione del lettore viene focalizzata sulla coppia formata da Tash e Firae, lasciando a Sehrys e Brieden pochi (ma buoni) capitoli. E, devo confessare, questo shift non mi è dispiaciuto per niente. Fin da subito è infatti evidente che tra i due ci sia qualcosa, qualcosa di molto di più del fatto che uno sia alla ricerca dell’altro perché al mondo ci sono faccende pericolose nelle quali è meglio non mettere il naso. Ci ho impiegato davvero poco ad affezionarmi ad entrambi, con i loro difetti, i loro punti di forza e i loro segreti condivisi con l’altro (e con il lettore) mano a mano che le vicende si susseguono.
Esattamente come nel primo libro, l’amore è un punto cardine anche di questo. Ad esso si aggiungono poi l’azione e l’intrigo.
Non vedo l’ora di leggere il prossimo libro della serie (in uscita quest’anno, anche se ancora non si conosce la data precisa) per saperne di più sui personaggi che ancora non hanno ricevuto adeguato spazio durante la narrazione e per conoscere il continuo della storia.

Voto: ★★★★★

Recensione | MINDHUNTER

Nelle ultime settimane e molto ma mooooolto lentamente ho recuperato un’altra serie tv targata Netflix, disponibile sulla famosa piattaforma di streaming dallo scorso 13 ottobre. Sto parlando di MINDHUNTER, che ho apprezzato davvero tanto.

Risultati immagini per mindhunter locandinaNel caso qualcuno tra voi lettori non abbia la minima idea di cosa io stia parlando, vi basta sapere sapere che racconta la storia di due agenti dell’FBI che, alla fine degli anni ’70, decidono di dare una spinta alla criminologia scavando nella psicologia degli assassini più famosi di quell’epoca. E, dato che l’ho appena scoperto anche io durante la stesura del post, la serie è basata sul libro Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano, scritto da Mark Olshaker e John E. Douglas.
Ora come ora, MINDHUNTER ha all’attivo una sola stagione composta da dieci episodi. Ne è però prevista una seconda, che ha ricevuto il via addirittura a marzo 2017, ben sette mesi prima che venisse rilasciata la prima.

Come già detto all’inizio del post, ho visto la serie molto lentamente. E non l’ho fatto perché non mi piacesse o perché mi sentissi obbligata a guardarla fino in fondo dato che ormai l’avevo cominciata, anzi. La mia è stata una scelta ponderata, dovuta al modo in cui produttori e registi hanno decido di costruire le vicende che, nell’arco dei dieci episodi, vengono presentati allo spettatore.
Se non fosse già piuttosto intuibile dalla trama, MINDHUNTER è una serie tv di carattere prettamente psicologico. Non succede niente di eclatante per tutta (o quasi) la sua durata ed è proprio questo il suo punto forte, in grado di distinguerla dalle tante altre serie tv di Netflix. Tutto rimane sul livello della psicologia, fatta eccezione per quelle poche applicazioni della teoria alla pratica che Holden Ford (interpretato da Jonathan Groff) fa alla vita reale ed ai casi di omicidio con cui si trova ad avere a che fare, raggiungendo risultati più che soddisfacenti sotto ogni punto di vista.

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MINDHUNTER è un viaggio all’interno della mente umana, in grado di far emergere i lati più oscuri, più crudeli e più temibili di essa. Attraverso lunghi ed estenuanti interrogatori, chiacchierate profonde ed indelebili con i più temibili serial killer degli anni in cui sono ambientate le vicende (Edmund Kemper e Jerry Brudos giusto per fare due nomi) e ricostruzioni dei crimini, la serie riesce ad incantare lo spettatore in una maniera in cui poche altre serie sanno fare. Sarà difficile non impazzire, credetemi.

Recensione | The Greatest Showman

Buon pomeriggio!
Quest’oggi parliamo di un film che ho visto nei giorni scorsi e che, se non sbaglio, è ancora disponibile al cinema (anche se penso che ormai verrà tolto dalla programmazione), seppure io l’abbia visto in streaming dato che nessuno voleva venire con me dato che si tratta principalmente di un musical, biografico in parte e per alcuni aspetti anche drammatico. Sto parlando di The Greatest Showman, film del 2017 che vanta nel cast attori come Hugh Jackman, Michelle Williams e Zac Efron.

Il film racconta di P.T. Barnum (interpretato da Hugh Jackman) che dopo essere stato licenziato a causa della bancarotta dell’azienda presso cui lavora, prende in mano la sua vita e si risolleva da solo, diventando un impresario circense sempre alla ricerca delle più grandi stranezze. Non a caso, infatti, entrano a far parte personaggi come nani, donne barbute, gemelli siamesi e uomini più alti del mondo, oltre ai classici animali esotici presenti in ogni genere di circo. Dopo essere entrato in affari con Phillip (interpretato da Zac Efron), giovane e promettente drammaturgo, P. T. Barnum si lancia nella creazione ambiziosa di un circo a tre piste, quattro palcoscenici e ben ventimila posti a sedere.

Personalmente, devo confessare che molto prevenuta su questo film per via della delusione ricevuta lo scorso anno da La La Land, che non mi è piaciuto per niente e che mi ha annoiata a morte dall’inizio alla fine. Per questo ho lasciato che l’idea di vederlo entrasse nel mio cervello con i piedi di piombo, proprio perché non volevo prendere un altro granchio. E, sia ringraziato il Cielo (o chiunque preferiate voi), tutto questo non è successo. Non so se sia perché Hugh Jackman è sempre una garanzia in qualunque ruolo reciti, non so se sia perché ho una cotta tremenda per Zac Efron dai tempi di High School Musical, non so se sia per la colonna sonora che ricorda quella trascinante di Mouline Rouge! (mantenendo comunque una struttura musical più classica), non so se sia per i messaggi che la pellicola tenta di trasferire allo spettatore (tolleranza ed accoglienza verso ogni tipo di diversità e i diversi equilibri della vita, quali l’amore e la carriera)… Ma ho amato questo film in ogni sua parte.

Recensione | Oliver, Il Gatto Che Salvò Il Natale

Prima recensione del 2018, anche se il libro l’ho letto nei giorni prima di Natale.

Titolo: Oliver, Il Gatto Che Salvò Il Natale
Autore: Sheila Norton
Pagine: 204
Editore: Newton Compton Editori
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Trama: Oliver è un gatto timido e pigro e raramente si spinge fuori dal pub dove vive. Il suo mondo è tra quelle mura, le avventure non fanno per lui. Ma la sua vita è destinata a cambiare da un giorno all’altro, quando un incendio divampa nella cucina e costringe Oliver ad abbandonare la dimora tanto amata. È giunto il momento di affrontare un ambiente per lui sconosciuto. Eppure Oliver non ha grandi difficoltà a farsi amare dagli uomini, che si mostrano gentili e premurosi con lui. Un giorno però, tra i volti allegri di tanta gente, nota una ragazzina molto triste e sola. Ha bisogno di un amico, pensa Oliver. E visto che siamo vicini al Natale, perché non diventare il protagonista di un piccolo miracolo…

Recensione:
Come non leggere un libro che racconta del Natale proprio nei giorni che lo precedono? Impossibile! E, proprio per questo, ho intrapreso la lettura di questa dolcissima storia, conclusa proprio la sera della vigilia di Natale.
Oliver, Il Gatto Che Salvò il Natale racconta di Oliver, un tenero gatto dal pelo rossiccio, che si ritrova improvvisamente senza casa dopo lo scoppio di un incendio al pub dove abita insieme al suo umano George. Spaventato, Oliver finisce per perdersi nel bosco finché un altro abitante del piccolo villaggio in cui si svolge la storia lo trova e lo porta a casa con sé. Comincia così la storia di Oliver, raccontata interamente attraverso i suoi occhi, che porterà il gatto ad aiutare l’intera comunità del villaggio la quale, a causa dell’incendio che ha colpito il pub e il municipio ad esso adiacente, ha perso ogni punto di riferimento, dato che il municipio era il luogo più gettonato dai vari club del villaggio.
La lettura scorre velocemente e, grazie ai capitoli brevi, si ha l’impressione di non leggere mai abbastanza ed è proprio per questo che ho divorato il libro in pochissimi giorni. Molto carina l’idea dell’autrice di raccontare ogni cosa dal punto di vista di Oliver, che le ha permesso di mettere in discussione alcuni comportamenti che noi riteniamo normali e di evidenziarne altri che noi, come umani, spesso finiamo per dare per scontati.
Un libro davvero piacevole, che mi ha scaldato il cuore.

Voto: ★★★★

Recensione | Shadowhunters – Città di Vetro

Ultima recensione per questo 2017 con le quali, tra l’altro, sono anche rimasta indietro.

71yysnr0nflTitolo: Shadowhunters – Città di Vetro
Autore: Cassandra Clare
Pagine: 576
Editore: Mondadori
Link per l’acquisto: http://amzn.to/2lp9qpH
Trama: Clary era convinta di essere una ragazza come mille altre, e invece non solo è una Shadowhunter, una Cacciatrice di demoni, ma ha l’eccezionale potere di creare rune magiche. Per salvare la vita di sua madre, ridotta in fin di vita dalla magia nera di suo padre Valentine, Clary si trova costretta ad attraversare il portale magico che la porterà nella Città di Vetro, luogo d’origine ancestrale degli Shadowhunters, in cui entrare senza permesso è proibito. Come se non bastasse, scopre che Jace, suo fratello, non la vuole laggiù, e Simon, il suo migliore amico, è stato arrestato dal Conclave, che non si fida di un vampiro capace di sopportare la luce del sole. Con Valentine che chiama a raccolta tutti i suoi poteri per distruggerli, l’unica possibilità degli Shadowhunters è stringere un patto con i nemici di sempre: i Figli della Notte, i Nascosti e il Popolo Fatato. E mentre Jace si rende conto poco a poco di quanto sia disposto a rischiare per Clary, lei deve imparare a controllare al più presto i suoi nuovi poteri. L’amore è un peccato mortale… forse, e i segreti del passato rischiano di essere fatali.

Recensione:
Eccomi di nuovo nel Mondo delle Ombre.
Ancora una volta, le vicende riprendono a poca distanza di tempo dalla fine del libro precedente e si aprono con Clary che deve partire per Alicante, la patria degli Shadownunters, chiamata anche Città di Vetro, in compagnia di Jace, della famiglia Lightwood al completo e di Madeleine, una vecchia amica di sua madre. L’intento del gruppo è quello di rintracciare lo stregone Ragnor Fell, colui che ha creato l’intruglio bevuto dalla madre di Clary nel primo libro e, di conseguenza, l’unico con la capacità di risvegliarla dal coma in cui è caduta. Com’è giusto che sia, però, le cose non vanno per niente come programmato: Jace mente a Clary riguardo la partenza perché non la vuole tra i piedi, Simon finisce ad Alicante (luogo in cui nessuno Nascosto può mettere piede a meno che non abbia l’autorizzazione da parte del Conclave e Simon che ce l’ha, ovviamente) e Madeleine viene uccisa ancor prima di partire. E non va di certo meglio una volta arrivati a destinazione: Simon viene imprigionato dal Conclave, Ragnor Fell viene ucciso e le protezioni contro i demoni di Alicante crollano, scatenando una guerra a cui, l’unica in grado di porre fine è Clary, grazie alla sua abilità di creare nuove rune.
L’ambientazione del libro è la città di Alicante. Geograficamente si trova ad Idris, un piccolo stato dell’Europa centrale, situato tra Germania, Francia e Svizzera. È chiaramente un luogo fittizio ed ho apprezzato molto lo spostamento da New York ad Alicante, che ha reso l’intera atmosfera del libro molto più magica rispetto ai precedenti due. Oltre ad Alicante, le vicende si svolgono anche in luoghi poco distanti da essa, quali la Piana di Brocelind e il Lago Lyn.
I personaggi coinvolti nella storia sono gli stessi dei libri precedenti e, nella narrazione, subiscono un ulteriore approfondimento, diventando sempre più tridimensionali. A proposito di questo, all’interno del libro spicca e non poco la figura di Jace, il quale si trova più e più volte di fronte a scelte non proprio facili. Cresce davvero tanto durante questo libro e non ho potuto provare empatia per lui, così come non ho potuto non emozionarmi lungo diversi passaggi della storia. Si aggiungono poi nuovi personaggi, che già conoscevo grazie alla serie tv (anche se non proprio nelle stesse vesti), come Sebastian Verlac, l’Inquisitore Aldertree, il Console Malachi e la sorella di Luke, Amatis Herondale, tanto per citarne alcuni.

Voto: ★★★★

Recensione | DARK

Ciao a tutti e buon Natale!
Quest’oggi, tra un’abbuffata e l’altra, sono qui per parlarvi di DARK, una serie tv targata Netflix e di produzione tedesca. Sono certa che, se non siete completamente estranei al mondo delle serie tv, ne abbiate sentito parlare perché più di una volta è stata definita come l’erede di Stranger Things (di cui ho già ampiamente parlato qui). In ogni caso, se così non fosse, lasciate pure che vi spieghi più nel dettaglio di cosa si tratta.

DARK è una serie drammatica a tinte sovrannaturali, ambientata in una piccola città tedesca al giorno d’oggi. Tutto sembra essere tranquillo quando la scomparsa di ben due ragazzini innesca una serie di eventi che sembra impossibile fermare, insieme ad una frenetica ricerca che finirà per coinvolgere quattro famiglie con i loro problemi, i loro drammi, i loro segreti e il passato oscuro dell’intera città.

Sì, lo so…. A primo impatto sembra terribilmente Stranger Things, non lo si può negare. E vi giuro che così, non a caso ho passato tutta la prima puntata a trovare analogie tra le due serie tv: la centrale nucleare dall’aspetto sinistro, la caverna in cui tutti entrano come se fosse il Paese dei Balocchi, le gite notturne nel bosco, i ragazzini che scompaiono, le luci che sfarfallano all’improvviso creando soltanto ansia. Per fortuna poi, grazie all’introduzione di numerosi fattori che non sono presenti in Stranger Things, le carte in tavola cambiano completamente rendendo DARK un prodotto che merita di essere visto, la cui unica pecca riguarda forse la mancanza di risposte ad alcuni interrogativi che vengono aperti durante le dieci puntate di cui è composta la prima e unica (al momento) stagione disponibile.

Se cercate una serie al cardiopalmo, DARK fa senza dubbio per voi, ma sappiate che non troverete alcun ritmo serrato nella narrazione degli eventi. Spesso sarà faticoso tenere dietro ai vari personaggi e alle loro parentele o anche solo ai discorsi che vengono intrapresi. DARK è una di quelle serie tv che richiede la massima attenzione durante la visione e, se gliela darete, verrete ampiamente ricompensati. In caso contrario, cercatevi altro da guardare perché non ci capirete niente di niente (non lo sto dicendo per cattiveria, lo sto dicendo perché spesso durante la visione mi sono distratta e poi ne ho pagato le conseguenze). Inoltre, non credetevi dei fenomeni nel momento in cui sentirete di aver capito ogni cosa perché, proprio in quel momento, verranno aggiunti tanti nuovi ingredienti al minestrone che è la trama che non faranno altro che confondervi ancora di più (anche qui parlo per esperienza personale). E ricordate sempre che “La domanda non è come. Ma quando”.