Recensione | Tartarughe all’Infinito

Titolo: Tartarughe all’Infinito
Autore: John Green
Pagine: 352
Editore: Rizzoli
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Trama: Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c’è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri.

Recensione:
Tartarughe all’Infinito racconta la storia di Aza e della sua migliore amica Daisy, le quali si ritrovano ad indagare sulla scomparsa di Russell Pickett, famoso miliardario di cui Aza conosce il figlio, Davis. E, nonostante la trama sia questa e le vicende di Pickett facciano da sfondo all’intera storia, in realtà c’è molto di più: Aza soffre infatti di una malattia mentale, perennemente incastrata nelle spirali dei suoi numerosi e folli pensieri (che non si riveleranno altro che essere le famose tartarughe all’infinito durante un passaggio del libro), Daisy ha da sempre vissuto una vita di rinunce per via delle scarse disponibilità economica della sua famiglia e Davis, invece, è costretto ad assumere il ruolo di figura paterna per suo fratello minore Noah a seguito della scomparsa del padre. Immancabilmente, e proprio perché stiamo parlando di un autore come John Green, le vite di Aza e Davis finiscono per intrecciarsi in qualcosa che ha tutta la parvenza di essere una storia d’amore, anche quando questo implica lo scontro diretto tra il rapporto che entrambi vorrebbero e i problemi mentali di Aza, ai quali la ragazza crede non esista alcun rimedio.

Per quanto mi riguarda, ho apprezzato parecchio il libro, nonostante non sia il mio preferito di Green (quel posto è ancora riservato a Colpa delle Stelle, #sorrynotsorry). Devo però dire che, fin dalle prime righe, lo stile dell’autore è inconfondibile ed è terribilmente facile ritrovarsi a dire “Questo è stato scritto da John Green”, qualità più che ottima per continuare a distinguersi in un mondo dove ormai il genere young adult sta spopolando sempre di più in tutte le sue forme e derivazioni più strane. La malattia mentale poi, di cui ha sofferto anche Green stesso, viene trattata in maniera del tutto naturale ed affrontata in tutto il suo percorso: il lettore assiste a giorni tranquilli si alternano a giorni ben peggiori, alle numerose cadute momentanee che pian piano portano al fondo e alla credenza di non poter risolvere più niente e, infine, alla risalita e al miglioramento. E in una realtà (soprattutto una come quella americana) dove questo genere di disturbi viene denigrato, sottovalutato e additato con cattiveria, parlarne il più possibile può sempre essere utile a qualcuno, per far comprendere alla gente che non c’è nulla di sbagliato in loro se si trovano a dover combattere con un mostro del genere e che, invece, l’errore si trova nel resto del mondo che li tratta come se fossero reietti.

Il mio voto per questa lettura è di 3 stelle e mezzo.

3.5

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Recensione | Fandom – Saresti disposta a morire per la tua storia preferita?

Titolo: Fandom – Saresti disposta a morire per la tua storia preferita?
Autore: Anna Day
Pagine: 514
Editore: De Agostini
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Trama: Finalmente il gran giorno è arrivato, Violet è pronta. Pronta per incontrare gli attori che hanno portato sul grande schermo il suo romanzo preferito, La Danza delle Forche. Violet lo sa recitare a memoria, ne conosce ogni battuta. Se potesse esprimere un desiderio, chiederebbe di poterci vivere dentro ed essere Rose, la protagonista perfetta. Dovendo fare i conti con la realtà, Violet si accontenta di presentarsi all’evento come cosplayer di Rose e mettersi in fila per l’autografo dei suoi idoli. Soprattutto per quello dell’attore che interpreta Willow, l’eroe più bello di sempre – darebbe ogni cosa per far colpo su di lui. Proprio nel momento in cui il ragazzo si complimenta con lei per il suo costume accade qualcosa di inaspettato. Un terremoto. Urla. Il buio. Violet riapre gli occhi e qualcosa è cambiato. Le guardie corrono ovunque impazzite. Ma è solo quando un proiettile colpisce Rose e la ragazza cade a terra esanime che Violet capisce. Capisce che adesso non è più solo a un evento in costume per appassionati di fantasy. Adesso quella è la realtà. Adesso lei è dentro la storia e la protagonista del suo romanzo preferito è appena morta. Violet ora può fare solo una cosa: prendere il suo posto, ripassare le battute e vivere la storia fino alla fine… E sperare che tutto vada come è stato scritto.

Recensione:
Chi non ha mai desiderato diventare il/la protagonista di un libro, di un film o di una serie tv amata alla follia? Alzate le mani, avanti. Per quanto mi riguarda, io dovrei alzare anche entrambi i piedi, considerando quante volte ciò mi è accaduto. E Fandom racconta proprio di questo: di Violet e della sua passione per il libro La Danza delle Forche, passione talmente ardente e radicata in lei che, alla fine, la porteranno a prendere il posto dell’eroina delle vicende e a portare il libro verso il suo termine già prescritto.

L’idea di base del libro è sicuramente buona. Del resto, sono anni che le librerie sono invase da young adult distopici, pieni di eroi ed eroine formidabili, ma il fatto che una lettrice ed amante del genere si ritrovasse all’improvviso e contro la sua volontà a dover diventare una di loro ancora mancava. E questo, insieme all’idea vera e propria di finire all’interno del libro amato, mi ha spinto all’acquisto.

Devo però ammettere che mi aspettavo molto di più, quindi c’è una piccola punta di delusione in questa mia recensione. Per prima cosa, fino a circa metà libro le vicende non ingrano e più di una volta ho dovuto sospendere la lettura per via della noia. La ripetitività dei discorsi, come il continuo ricordare al lettore dell’esistenza del libro e del bisogno di seguirlo, oppure il continuo ricordare di Violet che suo fratello ha quattordici anni, è  davvero pesante a lungo andare (e sono certa che, togliendo almeno la metà delle ripetizioni, si cancellerebbero anche un centinaio di pagine).
L’ultima cosa che non ho apprezzato è stato il rapporto d’amicizia tra Violet ed Alice, che palesemente non è un rapporto d’amicizia sano. Quale migliore amica invidierebbe l’altra per il suo aspetto fisico o per la sua capacità di scrivere? Quale migliore amica metterebbe subito in dubbio il comportamento dell’altra senza nemmeno volere delle spiegazioni? Quale migliore amica prenderebbe in giro l’altra in compagnia di un’altra ragazza? Le migliori amiche dovrebbero sostenersi a vicenda in qualunque cosa, essere sempre dalla stessa parte a fare fronte comune e dire all’altra quando quella sta sbagliando, non criticarla alle spalle in compagnia di altre ragazze. Non c’è dubbio che nel loro rapporto ci sia qualcosa che strida e ho trovato molto più amiche Violet e Katie , che si conoscono relativamente da poco, piuttosto che Violet ed Alice.

Difetti a parte, credo sia arrivato il momento di evidenziare i pregi di questo libro. Oltre all’idea di base, di cui ho già parlato ad inizio recensione, è stato positivo vedere come l’universo alternativo de La Danza delle Forche sia in realtà molto più ampio rispetto a quanto scritto nel libro: i personaggi hanno infatti una vita vera e propria e risultano molto più strutturati di quanto lo siano all’interno del libro (cose che ha fatto stupire e non poco anche Violet stessa), così come l’aggiunta di particolari che nella storia base non erano presenti. Altra cosa interessante è stata l’utilizzo, in alcune (e purtroppo pochissime) parti, dello script delle battute che dovevano essere recitate per seguire e portare a termine il libro. Giocare questa carta qualche volta in più all’interno della narrazione sarebbe stato molto più appagante e avrebbe spezzato di più il corso degli eventi, diminuendo forse anche il senso di ripetitività.

In ogni caso, si tratta di un buon libro, ottimo per tenere compagnia durante un weekend oppure per qualche ora prima di andare a letto, per poter sognare di ritrovarsi in prima persona a vivere ciò che è successo a Violet.

Voto: ★★★

Recensione | La sottile arte di fare quello che c***o ti pare

Titolo: La sottile arte di fare quello che c***o ti pare – Il metodo scorretto (ma efficace) per liberarsi da persone irritanti, falsi problemi e rotture di ogni giorno e vivere felici
Autore: Mark Manson
Pagine: 150
Editore: Newton Compton Editori
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Trama: Per decenni ci hanno ripetuto che il pensiero positivo è la chiave per avere una vita intensa e felice. «Fan***o la positività», afferma Mark Manson. «Cerchiamo di essere onesti, ogni tanto le cose non vanno come avremmo voluto, ma dobbiamo imparare ad accettarlo». L’autore, blogger seguitissimo, dice le cose come stanno: una dose di cruda, rinfrescante, pura verità. Il concetto sostenuto nel libro, avvalorato da studi accademici e arricchito da aneddoti di vita reali, è che migliorare la nostra vita non dipende dalla nostra capacità di affrontare con falsa positività le difficoltà che incontriamo, ma dall’imparare a riconoscerle. Una volta che abbracciamo le nostre paure, i difetti, le incertezze, possiamo cominciare a trovare il coraggio, la responsabilità, la curiosità, e il perdono che cerchiamo. La sottile arte di fare quello che c***o ti pare è uno schiaffo in faccia a chi non vede l’ora di risvegliarsi da un triste torpore e vivere secondo le proprie aspirazioni.

Recensione:
Ritorno a quel genere di libro che potrebbe benissimo rientrare nella categoria degli strani manuali che promettono di cambiarti la vita. Anche se credevo fosse tutt’altro genere di libro leggendo il titolo. Quindi, abbiamo una pecca: titolo fuorviante – almeno per quello che riguarda me e il mio parere.
A parte questo, il libro si è rivelato abbastanza interessante. Infatti, come si comprende leggendo la trama (che è molto più indicata a descrivere il contenuto rispetto al titolo), esso invoglia il lettore ad abbracciare le proprie paure, i difetti, le incertezze per cominciare a trovare il coraggio, la responsabilità, la curiosità e il perdono che cerchiamo. E fa tutto questo attraverso numerosi e semplici esempi, nei quali non risulta per niente difficile impersonarsi, sia perché si tratta di situazioni che la maggior parte delle persone può facilmente vivere nella propria vita, sia perché rimangono in ogni caso sul generico e quindi sono adattabili a situazioni più disparate in base alla psicologia di colui che legge il libro.
In generale, trovo che sia utile leggere libri del genere di tanto in tanto. Soprattutto quando ci si trova in una situazione di stallo o quando si stanno valutando le carte che il mazziere della vita ci ha dato a disposizione, perché aiutano a vedere ciò che già conosciamo da una nuova e non ancora valutata prospettiva, perché aiutano a capire cosa sia davvero importante per noi e cosa invece possiamo lasciare andare.

Voto: ★★★

Recensione | Wonder

Titolo: Wonder
Autore: R.J. Palacio
Pagine: 288
Editore: Giunti
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Trama: È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

Recensione:
Dopo aver passato i primi dieci anni della sua vita diviso tra casa ed ospedale per via della deformazione facciale che lo accompagna fin da quanto è nato, per Auggie è giunto il momento di compiere i primi passi da solo nel mondo. E quale modo migliore per farlo se non cominciare col frequentare una vera scuola al posto delle lezioni casalinghe della mamma, che tra l’altro non se la cava nemmeno così bene nello spiegare come funzionano le frazioni? Inizialmente, Auggie non risponde bene alla decisione dei suoi genitori di mandarlo a scuola ma, dopo aver conosciuto Jack, Julian e Charlotte, ci ripensa ed accetta. Inizia così un anno ricco di sfide per Auggie, in grado di farlo crescere, maturare e fargli capire com’è davvero il mondo al di fuori del dolce e confortante nido familiare.

Il libro è diviso in otto parti, ognuna delle viene è raccontata da un personaggio diverso della storia ed introdotta da una canzone o da una citazione. Ho apprezzato molto questa volontà di dividere la storia perché, se da una parte è vero che vivere con una deformazione facciale non è facile, è anche vero che nemmeno vivere a stretto contatto con una situazione del genere lo è. Questo emerge bene soprattutto nella parte di libro di Via, la sorella di Auggie, fin da sempre abituata ad essere messa in secondo piano dai genitori a causa dei problemi ben più gravi del fratello.

La lettura non è assolutamente complicata, anzi. L’età dei personaggi attraverso cui viene filtrata la storia va infatti dagli undici ai quattordici anni e mettere in bocca parole troppo mature a personaggi così giovani non avrebbe avuto alcun senso logico. Le pagine scorrono velocemente, nonostante la formattazione della versione cartacea non sia delle migliori. Più e più volte infatti, durante la lettura, dovevo fermarmi per far riposare gli occhi almeno per un attimo prima di proseguire.

Dal libro è stato tratto un film dal titolo omonimo, con protagonisti Jacob Tremblay, Julia Roberts e Owen Wilson.

Voto: ★★★ e ½

Recensione | The King and The Criminal

Titolo: The King and The Criminal
Autore: Charlotte Ashe
Pagine: 300
Editore: Interlude Press
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Trama: Cosa succede quando finisce la favola, ma il viaggio continua? Il secondo libro della serie The Heart of All Worlds vede Sehrys e Brieden vivere pacificamente a Khryslee. Ma quando il Re Firae trasgredisce ad un antico e incantato patto attraversando il Confine a Villalu in cerca di un criminale condannato, Sehrys è costretto a ricoprire il ruolo per il quale era stato addestrato. Nel frattempo, Firae deve affidarsi al criminale che stava cercando per tornare a casa vivo, un uomo che sua madre ha esiliato tempo fa, che risveglia qualcosa nel suo cuore, qualcosa di più forte persino dei suoi doveri giurati come re. Mentre ogni uomo lotta per comprendere il proprio destino, la propria devozione e il proprio lascito, una verità più profonda e più urgente finisce per emergere: il loro mondo è molto più pericoloso di quanto credono ed ognuno di loro gioca un ruolo fondamentale nel suo destino.

Recensione:
A seguito della piacevole scoperta fatta nel 2017 riguardo questa serie di libri, finalmente sono riuscita a mettermi in pari e a recuperare anche il secondo volume (se volete saperne di più del primo, The Sidhe, cliccate qui).
Le vicende prendono luogo circa un anno dopo la fine del primo libro. Ritroviamo quindi i protagonisti principali della storia fin dove la conosciamo, Sehrys e Brieden, che hanno messo su casa a Khryslee, l’unico posto al mondo in cui vengono contemplate le unioni tra umani e sidhe. I veri protagonisti di questo secondo libro sono però Tash e Firae, due sidhe con ruolo marginale all’interno del libro precedente, e le gemelle Brissa e Cliope Keshell.
Tutto comincia con il Cammino dell’Anima (una tradizione sidhe che contempla la visita al tempio di una delle divinità che vengono venerate dagli elfi e la meditazione profonda, tutto per essere sicuri di essere pronti al matrimonio) di Firae, in cui lo sidhe realizza di doversi prima di tutto occupare di importanti questioni politiche. Al di là del Confine, infatti, c’è uno sidhe che sta aiutando due sorelle a decifrare una pergamena che potrebbe eliminare la netta divisione tra Villalu (mondo umano) e Laesi (mondo sidhe). Firae intraprende quindi un viaggio in completa solitudine per andare alla ricerca di questo sidhe, lasciando il suo regno nelle mani di Sehrys.
Per l’intero libro, l’attenzione del lettore viene focalizzata sulla coppia formata da Tash e Firae, lasciando a Sehrys e Brieden pochi (ma buoni) capitoli. E, devo confessare, questo shift non mi è dispiaciuto per niente. Fin da subito è infatti evidente che tra i due ci sia qualcosa, qualcosa di molto di più del fatto che uno sia alla ricerca dell’altro perché al mondo ci sono faccende pericolose nelle quali è meglio non mettere il naso. Ci ho impiegato davvero poco ad affezionarmi ad entrambi, con i loro difetti, i loro punti di forza e i loro segreti condivisi con l’altro (e con il lettore) mano a mano che le vicende si susseguono.
Esattamente come nel primo libro, l’amore è un punto cardine anche di questo. Ad esso si aggiungono poi l’azione e l’intrigo.
Non vedo l’ora di leggere il prossimo libro della serie (in uscita quest’anno, anche se ancora non si conosce la data precisa) per saperne di più sui personaggi che ancora non hanno ricevuto adeguato spazio durante la narrazione e per conoscere il continuo della storia.

Voto: ★★★★★

Recensione | Oliver, Il Gatto Che Salvò Il Natale

Prima recensione del 2018, anche se il libro l’ho letto nei giorni prima di Natale.

Titolo: Oliver, Il Gatto Che Salvò Il Natale
Autore: Sheila Norton
Pagine: 204
Editore: Newton Compton Editori
Link per l’acquisto: http://amzn.to/2pPXC4Y
Trama: Oliver è un gatto timido e pigro e raramente si spinge fuori dal pub dove vive. Il suo mondo è tra quelle mura, le avventure non fanno per lui. Ma la sua vita è destinata a cambiare da un giorno all’altro, quando un incendio divampa nella cucina e costringe Oliver ad abbandonare la dimora tanto amata. È giunto il momento di affrontare un ambiente per lui sconosciuto. Eppure Oliver non ha grandi difficoltà a farsi amare dagli uomini, che si mostrano gentili e premurosi con lui. Un giorno però, tra i volti allegri di tanta gente, nota una ragazzina molto triste e sola. Ha bisogno di un amico, pensa Oliver. E visto che siamo vicini al Natale, perché non diventare il protagonista di un piccolo miracolo…

Recensione:
Come non leggere un libro che racconta del Natale proprio nei giorni che lo precedono? Impossibile! E, proprio per questo, ho intrapreso la lettura di questa dolcissima storia, conclusa proprio la sera della vigilia di Natale.
Oliver, Il Gatto Che Salvò il Natale racconta di Oliver, un tenero gatto dal pelo rossiccio, che si ritrova improvvisamente senza casa dopo lo scoppio di un incendio al pub dove abita insieme al suo umano George. Spaventato, Oliver finisce per perdersi nel bosco finché un altro abitante del piccolo villaggio in cui si svolge la storia lo trova e lo porta a casa con sé. Comincia così la storia di Oliver, raccontata interamente attraverso i suoi occhi, che porterà il gatto ad aiutare l’intera comunità del villaggio la quale, a causa dell’incendio che ha colpito il pub e il municipio ad esso adiacente, ha perso ogni punto di riferimento, dato che il municipio era il luogo più gettonato dai vari club del villaggio.
La lettura scorre velocemente e, grazie ai capitoli brevi, si ha l’impressione di non leggere mai abbastanza ed è proprio per questo che ho divorato il libro in pochissimi giorni. Molto carina l’idea dell’autrice di raccontare ogni cosa dal punto di vista di Oliver, che le ha permesso di mettere in discussione alcuni comportamenti che noi riteniamo normali e di evidenziarne altri che noi, come umani, spesso finiamo per dare per scontati.
Un libro davvero piacevole, che mi ha scaldato il cuore.

Voto: ★★★★

Recensione | Shadowhunters – Città di Vetro

Ultima recensione per questo 2017 con le quali, tra l’altro, sono anche rimasta indietro.

71yysnr0nflTitolo: Shadowhunters – Città di Vetro
Autore: Cassandra Clare
Pagine: 576
Editore: Mondadori
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Trama: Clary era convinta di essere una ragazza come mille altre, e invece non solo è una Shadowhunter, una Cacciatrice di demoni, ma ha l’eccezionale potere di creare rune magiche. Per salvare la vita di sua madre, ridotta in fin di vita dalla magia nera di suo padre Valentine, Clary si trova costretta ad attraversare il portale magico che la porterà nella Città di Vetro, luogo d’origine ancestrale degli Shadowhunters, in cui entrare senza permesso è proibito. Come se non bastasse, scopre che Jace, suo fratello, non la vuole laggiù, e Simon, il suo migliore amico, è stato arrestato dal Conclave, che non si fida di un vampiro capace di sopportare la luce del sole. Con Valentine che chiama a raccolta tutti i suoi poteri per distruggerli, l’unica possibilità degli Shadowhunters è stringere un patto con i nemici di sempre: i Figli della Notte, i Nascosti e il Popolo Fatato. E mentre Jace si rende conto poco a poco di quanto sia disposto a rischiare per Clary, lei deve imparare a controllare al più presto i suoi nuovi poteri. L’amore è un peccato mortale… forse, e i segreti del passato rischiano di essere fatali.

Recensione:
Eccomi di nuovo nel Mondo delle Ombre.
Ancora una volta, le vicende riprendono a poca distanza di tempo dalla fine del libro precedente e si aprono con Clary che deve partire per Alicante, la patria degli Shadownunters, chiamata anche Città di Vetro, in compagnia di Jace, della famiglia Lightwood al completo e di Madeleine, una vecchia amica di sua madre. L’intento del gruppo è quello di rintracciare lo stregone Ragnor Fell, colui che ha creato l’intruglio bevuto dalla madre di Clary nel primo libro e, di conseguenza, l’unico con la capacità di risvegliarla dal coma in cui è caduta. Com’è giusto che sia, però, le cose non vanno per niente come programmato: Jace mente a Clary riguardo la partenza perché non la vuole tra i piedi, Simon finisce ad Alicante (luogo in cui nessuno Nascosto può mettere piede a meno che non abbia l’autorizzazione da parte del Conclave e Simon che ce l’ha, ovviamente) e Madeleine viene uccisa ancor prima di partire. E non va di certo meglio una volta arrivati a destinazione: Simon viene imprigionato dal Conclave, Ragnor Fell viene ucciso e le protezioni contro i demoni di Alicante crollano, scatenando una guerra a cui, l’unica in grado di porre fine è Clary, grazie alla sua abilità di creare nuove rune.
L’ambientazione del libro è la città di Alicante. Geograficamente si trova ad Idris, un piccolo stato dell’Europa centrale, situato tra Germania, Francia e Svizzera. È chiaramente un luogo fittizio ed ho apprezzato molto lo spostamento da New York ad Alicante, che ha reso l’intera atmosfera del libro molto più magica rispetto ai precedenti due. Oltre ad Alicante, le vicende si svolgono anche in luoghi poco distanti da essa, quali la Piana di Brocelind e il Lago Lyn.
I personaggi coinvolti nella storia sono gli stessi dei libri precedenti e, nella narrazione, subiscono un ulteriore approfondimento, diventando sempre più tridimensionali. A proposito di questo, all’interno del libro spicca e non poco la figura di Jace, il quale si trova più e più volte di fronte a scelte non proprio facili. Cresce davvero tanto durante questo libro e non ho potuto provare empatia per lui, così come non ho potuto non emozionarmi lungo diversi passaggi della storia. Si aggiungono poi nuovi personaggi, che già conoscevo grazie alla serie tv (anche se non proprio nelle stesse vesti), come Sebastian Verlac, l’Inquisitore Aldertree, il Console Malachi e la sorella di Luke, Amatis Herondale, tanto per citarne alcuni.

Voto: ★★★★

Recensione | Adventures From The Land of Stories – Queen Red Riding Hood’s Guide to Royalty

51khuiff7llTitolo: Adventures From The Land of Stories – Queen Red Riding Hood’s Guide to Royalty
Autore: Chris Colfer
Pagine: 120
Editore: Little, Brown Books for Young Readers
Trama: Gentile lettore, presumiamo che tu abbia comprato questa magnifica guida perché o sei un reale, o potresti diventarlo dopo essere sfuggito alla morte da parte di un Lupo. Leggi queste pagine piene di saggezza sconfinata sullo stile reale e su come gestire le lamentele della gente (ricorda: i paesani sono come animali domestici). Augurandoti un regno lungo e di successo (a meno che tu non sia nemico con il nostro), la Regina Cappuccetto Rosso.

Recensione:
Proprio come Adventures from the Land of Stories – The Mother Goose Diaries, anche questo libro è di accompagnamento alla serie madre La Terra delle Storie. E la protagonista, a questo giro, è niente di meno che Cappuccetto Rosso che, essendo regina del Regno di Cappuccetto Rosso all’interno della serie, ha deciso di condividere con i lettori i suoi trucchi per regnare in una vera e propria guida alla regalità.
In dieci capitoli, Cappuccetto Rosso ci permette di conoscerla al meglio e dispensa segreti, consigli e trucchi su come governare un regno, su come rapportarsi con il proprio popolo e con le altre persone di stirpe reale. Il tutto con i suoi soliti modi a volte eccessivamente drammatici, a volte eccessivamente ridicoli, a volte eccessivamente esagerati in tutto e per tutto.
Non ho potuto non divorare il libro in un paio di giorni, sia per la brevità, sia per la simpatia che contraddistingue il personaggio di Cappuccetto Rosso e che trapela da ogni frase all’interno di questa piccola guida.

Voto: ★★★★ e ½

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Recensione | La ghostwriter di Babbo Natale – Un racconto di Natale di Vani Sarca

Buon pomeriggio!
Oggi sono qui a parlarvi di un libro o, meglio, di una storia breve che ho scoperto grazie al blog L’Ultima pagina del libro e che ho adorato dall’inizio alla fine.

La ghostwriter di Babbo Natale: Un racconto di Natale di Vani Sarca di [Basso, Alice]Titolo: La ghostwriter di Babbo Natale – Un racconto di Natale di Vani Sarca
Autore: Alice Basso
Pagine: 40
Editore: Garzanti
Trama: Per la maggior parte delle persone il Natale è il periodo più bello dell’anno: strade illuminate, cene in famiglia, regali da scartare. Ma non per Vani Sarca. Per lei, che normalmente odia la prossimità delle persone, il Natale è il peggior incubo che si possa immaginare. Non vorrebbe fare altro che restarsene da sola a leggere i suoi amati libri e continuare a indossare il suo look noir, così poco in tono con le tinte natalizie. Eppure una ghostwriter come lei non può mai andare in vacanza, nemmeno a Natale: c’è sempre bisogno della sua dote speciale, della sua capacità di comprendere le persone solo da un gesto, da un’inflessione della voce, da un atteggiamento. Insomma, anche sotto le feste deve vestire i panni di qualcun altro… e non di uno qualunque, ma addirittura di Babbo Natale.

Recensione:
Come già detto in apertura del post, ho scoperto questa lettura grazie a Gaia di L’Ultima pagina del libro che, proprio in occasione della sua uscita, ha scritto un post sul blog riguardo l’intera saga di cui questo racconto fa parte. E la ringrazio sentitamente per averlo fatto perché, altrimenti, io non l’avrei mai scoperta.
La storia racconta di Vani, una ragazza che lavora come ghostwriter presso una famosa casa editrice. Vani odia le persone e l’avvicinarsi del Natale non fa che aggiungere altra benzina sul fuoco, tant’è che chiama la madre per informarla che non parteciperà alla cena di Natale insieme al resto della famiglia. Peccato solo che la madre decida di portare la cena da lei (un po’ come la montagna che va da Maometto quando Maometto non va dalla montagna), insieme al marito e all’altra sua figlia. E proprio quando la cena di famiglia sembra non poter andare peggio di così, ecco che nell’appartamento sopra quello di Vani si scatena un putiferio per colpa di un Babbo Natale segreto con tutta l’aria di essere finito male.
Seppur breve (quaranta pagine in formato eBook), il racconto mi ha catturata fin dalle prime pagine grazie al suo linguaggio semplice, diretto ed abile nel catturare la mia attenzione. La protagonista, poi, è un tipetto tutto pepe con cui non ho potuto non riconoscermi e che non ho potuto non adorare fin dalle prime righe.
Non posso dirvi molto altro su questo breve racconto perché altrimenti finirei per fare qualche spoiler, ma sono certa che nel prossimo anno leggerò altro di questa scrittrice, perché sono davvero rimasta colpita dalle sua storia, dall’universo che ha creato e dai suoi personaggi.

Voto: ★★★★

In caso siate interessati, potete scaricare gratuitamente una copia del racconto da Amazon.

Recensione | Fangirl

Dopo aver letto Carry On questa primavera (qui trovate la mia recensione), all’inizio del mese scorso sono finalmente riuscita a reperire una versione cartacea e in lingua italiana di Fangirl e, dato che era un libro che cercavo da alcuni mesi, non me lo sono potuta fare scappare, nonostante la copertina non perfettamente stampata (cosa di cui mi sono accorta solo qualche giorno da, tra l’altro). E quindi eccomi qui, a parlarvi di questo libro che si è fatto tanto desiderare da me.

715es7dil2lTitolo: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Pagine: 516
Editore: Pickwick
Trama: Approdata all’università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita…

Recensione:
A seguito, come già detto in apertura, della lettura di Carry On di questa primavera, mi sono sentita in “dovere” (lo metto tra virgolette perché è ovvio che non ero davvero obbligata a farlo) di leggere il libro con cui ha un legame del tutto particolare.
Il libro racconta la storia di Cath, fangirl e fanwriter, con cui ho sentito fin da subito di essere in sintonia, essendo anche io fangirl e fanwriter. Cath approda all’università ed immediatamente si ritrova spaesata dalle mille novità di quel mondo per lei totalmente nuovo. E Wren, la sua sorella gemella, di certo non le è d’aiuto, considerando che vuole solo partecipare ad ogni party possibile ed immaginabile. Per questo Cath finisce per isolarsi da tutto e tutti, preferendo rifugiarsi nel mondo fittizio di Simon Snow e degli Arcimaghi, universo alternativo dove lei stessa ha dato vita ad una fanfiction su Simon e sulla sua nemesi Baz dal titolo Carry On, Simon, raccogliendo tantissime visualizzazioni, letture e commenti.
Proseguendo con la lettura, pian piano appaiono e prendono piede e forma diversi personaggi: Reagan, la compagna di stanza di Cath, Levi, un amico di vecchia data (nonché ex ragazzo) di Reagan, il padre di Cath e Wren, l’aspirante scrittore Nick e la professoressa Piper, che presiede un corso di scrittura creativa e che ce l’ha a morte con le fanfiction. Ognuno di essi, a discapito del fatto che sia secondario o meno, risulta essere ben definito ed interessante, e, nonostante l’ambientazione mainstream dell’università, hanno tutti una certa originalità che fa sì che non si abbia l’idea di leggere qualcosa di già letto.
Concentrandoci sul mio parere personale, ho dovuto leggere più di metà libro prima che la storia mi prendesse, proprio com’era già accaduto con Carry On. Non l’ho disdegnato, ma mi sono anche resa conto di aver letto YA migliori. Lo stile di Rainbow Rowell è senza dubbio semplice, comprensibile e adattissimo per il genere di pubblico a cui si rivolge, ma per i miei gusti rimane alquanto anonimo. Manca di ironia e sarcasmo, due cose che riescono a tenermi incollata alle pagine anche contro la mia volontà e, per questo, almeno per il momento, non credo leggerò altro di questa scrittrice.

Voto: ★★★

In caso siate interessati all’acquisto, potete trovarlo su Amazon per 10,12€.