Libri · Recensioni

The Land of Stories – Worlds Collide

Ditemi un po’, fate per caso parte di quella percentuale di popolazione che ritiene impossibile amare alla follia un libro dalla prima all’ultima parola? Beh, sappiate che vi facevo parte anche io… Ma poi ho letto The Land of Stories – Worlds Collide e mi sono dovuta ricredere.

61xzq7t8fjl-_sx357_bo1204203200_Le vicende riprendono esattamente dal punto in cui si erano interrotte nel libro precedente: Alex, succube della maledizione inflittale da Morina e dalle altre streghe, scompare insieme all’intero bagno dell’ospedale e riappare magicamente vicino alla New York Public Library dove, nella famosissima Rose Main Reading Room – vi sfido a non averla mai vista in un film o una serie TV – , sta per aprirsi un portale che collega l’Altromondo e la Terra delle Storie. Conner, insieme a Jack, Riccioli d’Oro, Bree e Cappuccetto Rosso, vola fino a New York per cercare di salvare la sorella e il mondo intero, il quale sta per essere invaso dall’Esercito Letterario, messo in piedi dall’Uomo Mascherato ed ora guidato da Capitan Uncino, la Regina di Cuori e la Malvagia Strega dell’Ovest dopo la dipartita del primo e da un’orda di streghe, stanche di dover dividere il mondo delle fiabe con le fate. Senza la magia di Alex dalla sua parte, Conner deve fare affidamento su se stesso e su alcuni personaggi che in questo sesto libro si rivelano essere tutto tranne che marginali, come le Abbraccialibri e sua madre Charlotte, per poter liberare sua sorella dalla maledizione e mettere in salvo New York e l’intero Altromondo.

La vera bellezza di questo libro, però, non sta tanto in ciò che succede all’interno della storia che, ad eccezione di qualche piccolo colpo di scena, è abbastanza prevedibile, ma nella cornice data dal prologo e dall’epilogo, di cui non vi svelerò nulla perché voglio che rimaniate stupiti così come è successo a me. Che poi non capisco come abbia fatto a rimanere così stupita da ciò che prologo ed epilogo contengono, dato che l’avevo all’incirca individuato all’inizio del secondo libro della serie, ma dettagli.

“Happily ever after isn’t a finish line, it isn’t a paradise, and it isn’t a phenomenon that makes all your dreams come true. Happily ever after is about finding happiness within yourself and holding on to it through any storm that comes your way”.

Al termine del libro, dato che Colfer si rivolge principalmente ad un’età media che si aggira intorno ai 10/12 anni, troviamo ciò che viene definito lieto fine, anche se non è proprio di quelli tradizionali da “E vissero tutti felici e contenti”. Vi spiego meglio: alla fine, tutti si ritrovano a vivere felici e contenti, ma realizzano anche che quello che hanno vissuto fino a quel momento è forse solo l’inizio di ciò che ancora li aspetta… Dopotutto, Dio solo sa quante avventure può riservare il futuro. E questa scelta dà un senso compiuto alla citazione di Orson Welles che si trova ad inizio libro e che recita “Se volete un lieto fine, questo dipende, naturalmente, da dove interrompete la vostra storia”. Perché fondamentalmente la storia viene interrotta proprio nel momento migliore, lasciando al lettore la possibilità di viaggiare con la propria fantasia ed  immaginare mille nuove avventure per i personaggi della storia.

Sono giunta alla fine della mia recensione e, forse suonerà strano da dire, ma sento come se si stesse chiudendo un capitolo della mia vita, iniziato nell’esatto momento in cui ho deciso di andare in libreria ad acquistare il primo libro di questa serie, che mi ha dato tanto e che si è presa tanto – soprattutto parecchie ore di sonno.

VOTO: ★★★★★ (ovviamente, lol)

In caso vogliate sapere cosa ne penso dei libri precedenti, vi lascio i collegamenti alle altre recensioni:

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