Musica · Recensioni

÷ (Divide)

ed-sheeran-divide-album-cover-2017-march-1484221917È TORNATO.
No, non sto parlando di Voldemort – anche perché sarebbe molto preoccupante se così fosse – , ma di Ed Sheeran. Dopo un anno di silenzio, in cui sembrava fosse sparito nel nulla, lo scorso 3 marzo è finalmente uscito il suo nuovo album ÷ (Divide).
Siccome non volevo dare un giudizio affrettato – come a volte mi capita di fare – , mi sono concessa un paio di giorni in più del previsto per ascoltarlo bene da cima a fondo e per trarre le mie conclusioni. Nonostante questo però, ciò che penso non è affatto cambiato e preferisco molto di più gli album precedenti. Ed Sheeran rimane sempre un grande artista che si merita di avere la stima del mondo intero ma, a questo giro, non mi ha totalmente rapita come invece è successo negli anni passati.

Tutto comincia con Eraser che, con un ritmo incalzante, è parecchio coinvolgente. Ed si dà al rap, veste che ha già dimostrato più volte di saper vestire e portare in maniera più che discreta, mentre fa il punto della situazione di ciò che è diventato, della sua musica e di quello che la vita gli ha messo davanti fino a questo momento.
Anche Caste on the Hill segue un ritmo incalzante e rientra tra le mie preferite dell’album. Il testo omaggia i luoghi in cui il cantante è cresciuto e lo fa ricordando i tempi andati, sia belli che brutti, nei quali non è poi così difficile immedesimarsi. È ampiamente nostalgica, soprattutto nel bridge, quando racconta la “fine” degli amici con i quali è cresciuto e ha condiviso i suoi migliori ricordi.

La voce di Ed viene messa in primo piano in Dive, terza traccia dell’album, grazie all’arrangiamento tutt’altro che invasivo. La canzone mette le mani avanti: ci troviamo nel momento in cui si stanno sviluppando sentimenti profondi per qualcun altro e, per non rischiare di rimanere delusi, si vorrebbe essere avvisati nel caso non ci fosse alcun interesse dall’altra parte (“So let me know the truth before I dive right into you”).
Shape of You è LA canzone per eccellenza, almeno per quanto mi riguarda. L’ho amata profondamente fin dal primo ascolto e invidio profondamente chiunque gliel’abbia ispirata. Musica, testo e cantato difficili da dimenticare.

Un’altra traccia dall’arrangiamento non invasivo è Perfect. Si tratta di una classica ballad d’amore, che parla di quel momento in cui si è innamorati e il mondo ha tutta la parvenza di essere un luogo bellissimo e perfetto. Sicuramente bella, ma nulla che non si sia mai sentito prima.
La protagonista di Galway Girl è una misteriosa ragazza, che suona il violino in una band irlandese e che Ed invita a ballare. Come indica la canzone, insieme trascorreranno una serata perfetta, così perfetta che, alla fine, questo lo convincerà a scriverci su una canzone. Fin dall’inizio della traccia è più che palese la presenza di una forte componente celtica, che riesce a rendere tutto molto catchy.
Happier è la seconda ballad dell’album. Anche qui il tema di cui si parla non è nulla di nuovo: abbiamo una relazione finita, un cuore che è stato spezzato e una ragazza che ha già trovato un altro con cui uscire. Ed è a lei che si rivolge la canzone, soprattutto negli ultimi versi, dove viene lasciata una porta aperta in caso il suo cuore venisse spezzato dal suo nuovo ragazzo… Chi le parla è lì che l’aspetta, in caso lei decida di tornare.
Anche in New Man abbiamo una storia finita e la ragazza di turno con nuovo ragazzo, ma l’approccio è totalmente diverso dalla traccia precedente. Qui Ed non vuole sapere del suo nuovo uomo che, da quanto ci dice il testo, è più interessato ad apparire invece che essere. Il dito viene poi puntato verso il modo in cui lei è cambiata per stare al passo con qualcuno che, quanto pare, nemmeno le interessa così tanto, altrimenti non bacerebbe un altro ragazzo nel retro di un club. Fondamentalmente, è in una nuova relazione ma si sente sola, proprio come il bridge mette in evidenza.
Siamo intorno alla parte centrale dell’album e, com’è solito, qui vengono piazzate quelle tracce che non potrebbero stare da nessun altra parte. Esempio lampante di questo è Hearts Don’t Break Around Here, che non mi entusiasma per niente e resta abbastanza anonima.
What Do I Know? è un inno all’amore e alla musica, le quali possono cambiare il mondo in un momento, soprattutto uno in cui tutti sono super colti, parlano solo della crescita esponenziale e sembrano non avere alcun interesse in niente, eccetto i mercati borsistici e i loro portafogli titoli.
Ancora una ballad, How Would You Feel (Pean). È quella che più preferisco all’interno dell’album. Come molti altri pezzi presenti nell’album, è dedicata alla sua attuale fidanzata – Ed, sei proprio un romanticone.
Piano e voce per Supermarket Flowers, canzone intima, delicata e dolce, tutta dedicata alla nonna, venuta a mancare mentre Ed Sheeran lavorava all’album. Parla da sé, senza bisogno che venga aggiunto altro.
Con un ritmo trascinante, Barcelona è tutta dedicata alla città spagnola vibrante di storia e cultura. Il testo è pieno di riferimenti a luoghi che sono un po’ il simbolo della città, come La Ramblas e La Sagrada Familia, insieme al prodotto che viene più esportato dalla Spagna, la Sangria.
Bibia Be Ye Ye ha sonorità africane e un titolo scritto in dialetto Twi, il quale è tipico del Ghana. Ci ricorda che le cose trovano sempre il modo di andare per il verso giusto, anche se può non sembrare così. Per pura informazione: Se enioma enko ye, bibia be ye ye” significa “If thing’s aren’t going well, all will be well”, ovvero “Se le cose non stanno andando bene, tutto andrà bene”.
Ci troviamo di nuovo di fronte a sonorità irlandesi e a un ritmo trascinante in Nancy Mulligan, scritta per rendere omaggio ai nonni paterni – nonna in particolare – e al loro amore. La adoro. E voglio usarla come sottofondo mentre mi ubriaco come se non ci fosse un domani in un pub in Irlanda.

Chiude l’album Save Myself, che invita a non dimenticarsi di mettersi al primo posto. Infatti non si può provare a salvare qualcuno se prima non abbiamo salvato noi stessi.

Nel complesso, quest’album mi piace per un 60%, mentre l’altro 40% mi dice poco e niente. Diciamo pure che, durante l’ascolto, molte tracce mi lasciano alquanto indifferente, cosa che sembra succedere solo a me visto che il resto del mondo sembra amare follemente quest’album, molto di più rispetto a + (Plus) e X (Multiply). Mi riservo comunque la possibilità di cambiare idea su alcune tracce perché, si sa, più si ascolta qualcosa e più si scoprono nuovi aspetti di quella cosa.

In caso vogliate acquistare l’album, vi lascio il link diretto alla pagina Amazon.

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