Recensioni · Serie TV

A Series of Unfortunate Events

Dopo un periodo in cui il mio pazzo amore per le serie tv sembrava essere completamente svanito, eccomi qui per parlarvi di A Series of Unfortunate Events, prodotta da Netflix. Presumo sia facile per voi intuire come la serie televisiva sia stata tratta dall’omonima serie di libri per ragazzi nata dalla penna di Lemony Snicket. Ma di cosa parla? Eccovi la trama in breve: a seguito di un incendio che distrugge la loro casa e uccide i loro genitori, Violet, Klaus e Sunny Baudelaire vengono perseguitati e trascinati in quella che è una vera e propria serie di sfortunati eventi dal loro malvagio tutore, il Conte Olaf, che non vuole altro se non mettere le mani sull’enorme eredità dei tre ragazzini. Questi ultimi cercheranno in continuazione di sfuggire alle sue grinfie e, in contemporanea, di scoprire qualcosa di più riguardo la morte alquanto misteriosa dei loro genitori.

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Ho impiegato meno di mezzo minuto dal momento in cui ho messo play alla prima puntata per realizzare che avrei totalmente adorato questa serie. Se me lo avessero detto prima di cominciare a guardarla non ci avrei mai e poi mai creduto dato che, nelle precedenti esperienze avute con prodotti Netflix, ho sempre avuto bisogno di tre/quattro puntate per farmi coinvolgere.
Una cosa che ha influito molto è stata, senza dubbio, la sigla. Giusto il tempo di premere play che comincia un motivetto incalzante e che invita lo spettatore a non guardare la serie. Sì, avete letto bene: la sigla, cantata nella versione originale da Neil Patrick Harris, dice proprio di non guardare perché la serie vi rovinerà le serate, la vita e le giornate.
Cercherò di traslasciare il fatto che questo dovrebbe essere un avviso presente prima di ogni puntata di ogni serie tv esistente di questo pianeta, perché altrimenti non la finirei più di parlare.
Quindi sì, dicevamo… La sigla che invita a non guardare lo show. E che cambia di puntata in puntata, con tanto di spoiler per lo spettatore, considerando che con un paio di frasi ti racconta tutto quello vedrai di lì a breve. #dajedespoiler

Se la sigla che fa spoiler non è abbastanza, abbiamo sempre Lemony Snicket che ci mette del suo. La figura dello scrittore è onnipresente all’interno della narrazione e, sempre un passo avanti allo spettatore, spiega diversi passaggi della storia – come avviene poi nei libri – e spoilera i successivi e sfortunati eventi che accadranno di lì a breve. Anche lui è un altro che invita a non guardare la serie, basti considerare che la prima frase che lascia la sua bocca è “Se vi interessano le storie a lieto fine allora fareste meglio a sceglierne un’altra” e lo fa guardando in camera, quindi rivolgendosi direttamente allo spettatore dall’altra parte dello schermo.

Un’ulteriore cosa che mi è piaciuta molto è stata la fotografia. A primo impatto sembra di essere capitati in una di quelle belle favole con un meraviglioso lieto fine, contrariamente a quanto lasciano intendere sigla e scrittore. Ogni ambiente è portato all’estremo: basta pensare alla casa del Conte, cupa e in rovina, in netto contrasto con tutte le altre del quartiere con tanti fiori di pesco nel giardino – non vi nego che per un momento ho avuto l’impressione di essere finita in un adattamento con persone in carne ed ossa di Cattivissimo me.

Nel cast figura Neil Patrick Harris, che veste i panni del Conte Olaf e che ho apprezzato molto in quella parte – così come in quella dei seguenti travestimenti, Shirley in primis. Più che altro però, volevo parlare degli interpreti dei Baudelaire, tutti e tre giovanissimi – Sunny ha poco più di un anno e tanto di capello a chi è riuscito a farla stare buona per tutto il tempo delle riprese – , bravissimi e credibili nella loro parte. I miei complimenti poi a chi ha curato gli effetti con la CGI, perché alcuni sono molto ben fatti, soprattutto quelli che riguardano la mimica facciale della piccola Sunny.

Se ancora non si fosse capito, la serie mi è piaciuta. Non vedo l’ora di poter vedere la sia la seconda stagione – già confermata – che la terza, dato che con la seconda si arriverà a coprire la storia fino al nono libro e ne mancano ancora prima di arrivare al tredicesimo.
La consiglierei? Assolutamente sì, come tutti i prodotti Netflix. E lo farei per tutti i motivi che vi ho elencato all’interno dell’articolo.

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