Opinioni personali

Ramsay Bolton: personaggio da odiare o può anche essere apprezzato?

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Poco più di un mese fa, in America, andava in onda l’ultimo episodio della sesta stagione di Game of Thrones, da noi italiani conosciuto come Il Trono di Spade. Tuttavia, non mi trovo qui per parlarvi del finale di stagione e nemmeno della stagione in generale, bensì di un personaggio che, soprattutto negli ultimi tempi, ha fatto molto discutere: Ramsay Bolton. Ma partiamo con ordine.
Ramsay Bolton è un personaggio dell’universo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ideato da George R. R. Martin. Fa la sua prima apparizione durante la terza stagione della serie TV e, fin da subito, è stato uno dei personaggi più odiati dell’intera storia insieme a Joffrey Baratheon. È il figlio bastardo di Roose Bolton, infatti all’inizio è conosciuto come Ramsay Snow, e solo successivamente naturalizzato Bolton a seguito di vicende che non sto qui ad elencarvi. È un personaggio decisamente negativo e detestabile che trae piacere nell’uccidere, nel mutilare, nel torturare e nello stuprare e questo, com’è normale che sia, lo rende facilmente odiabile. Lo stesso Iwan Rheon, l’attore che lo interpreta, ha recentemente dichiarato che è impossibile apprezzare un personaggio del genere (qui il video, se masticate abbastanza bene l’inglese, in cui commenta come vede coloro che gli dicono di apprezzare il suo personaggio).
A livello personale, mi sento però in dovere di dissentire. Capisco il ragionamento dietro alle parole di Iwan, così come quelle di tutti quelli che lo odiano, e penso che riuscire ad apprezzare un personaggio del genere sia una cosa molto relativa. Mi spiego meglio: guardando al personaggio, alle sue azioni, ai suoi comportamenti verso gli altri personaggi della serie e avendo una certa morale, secondo cui sono ben consapevole che quello che fa è sbagliato, mi rendo conto sia piuttosto difficile apprezzarlo o anche solo tentare di simpatizzare per lui. Avanti, se una persona dice di apprezzare un personaggio che scuoia le persone, le tortura, le uccide senza alcun rimorso (fatta eccezione per il padre, da cui non ha mai desiderato niente se non un po’ di amore e comprensione) le mutila, le stupra, le da’ in pasto ai propri cani ancora vive, il dubbio che questa persona abbia qualche problema sorge spontaneo. Allo stesso tempo però, Ramsay Bolton è anche intelligente, calcolatore, stratega (basta guardare come ha fatto a far rompere le righe all’esercito di Jon Snow durante la Battle of the Bastards, facendo leva sul fatto Rickon Stark, il fratellastro di Jon, fosse ancora suo prigioniero), in poco più di due stagioni è passato da figlio bastardo di Roose Bolton a Lord di Grande Inverno e Protettore del Nord. Sapeva cosa fare, come farlo e quando farlo, pure se riconosco che ha avuto una buona dose di fortuna dalla sua. È stato abile a sfruttare gli eventi che si è ritrovato sotto al naso, questo credito bisogna darglielo. È stato, e perdonatemi il termine, uno stronzo dalla sua prima apparizione, fino all’ultima. Anzi, azzarderei quasi di dire che il momento della sua morte sia stato quello dove ha mostrato più stronzaggine (?) in assoluto attraverso il suo tono di voce, le sue domande e le conseguenti risposte, la sua ferma convinzione che i suoi cani non l’avrebbero mai attaccato perché fedeli a lui.
Un’altra cosa che trovo apprezzabile, è senza dubbio il fatto di essere stato un personaggio centrale all’interno delle storyline di Theon Greyjoy e Sansa Stark. Pensiamo un po’ a com’erano questi due personaggi prima di passare per le sue mani: Theon era uno sbruffone, con la fissa del sesso, che ha tradito la propria famiglia “adottiva” senza pensarci due volte, per poi realizzare troppo tardi che il suo vero padre è morto decapitato ad Approdo del Re; Sansa era una ragazzina stupida, innamorata dell’idea dell’amore, dell’idea di diventare regina dei Sette Regni, tutta cucito, canti e preghiere. Ed ora pensiamo a come sono adesso: Theon, con l’aiuto della sorella Yara, sta risorgendo dalle proprie ceneri come la fenice (“What is dead may never die but rises again, harder and stronger” ovvero “Ciò che è morto non muoia mai ma risorga più duro e più forte” stando al culto del dio abissale delle Isole di Ferro), Sansa ha abbandonato i suoi canti e le sue preghiere (nel finale della sesta stagione dice infatti “I’m done with all that”, in riferimento alle preghiere, quando Ditocorto la raggiungere nel parco degli dei di Grande Inverno) e ha fatto tutto il necessario per sopravvivere, ha tirato fuori il coraggio degli Stark, quello del metalupo che si trova sul vessillo della sua casata, è diventata spietata e ha dato il suo aguzzino in pasto ai suoi stessi cani. È diventata una donna, in ogni senso possibile del termine, e il discorso che fa a Ditocorto su quello che Ramsay le ha fatto credo sia una cosa difficile da dimenticare per intensità, per tutto.
Di apprezzabile, anche se forse ora svierò un po’ dal discorso, c’è poi la performance di Iwan Rheon, che è stato capace di dare vita ad un personaggio del genere, di dargli spessore, di dargli tridimensionalità. E penso che questo, per un villain come Ramsay, sia stato un toccasana. Insomma chi non si è sentito spaventato, in soggezione oppure schifato da quello che Ramsay Bolton ha combinato? Chi non l’ha odiato almeno un po’ nel corso delle tre stagioni in cui è stato presente? Chi non ha provato ribrezzo nella scena dello stupro di Sansa? Chi non ha provato dolore durante le torture inflitte a Theon? Non è da tutti dar vita ad un personaggio del genere, diciamocelo.

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