Musica · Recensioni

Mind Of Mine

35b1058f9ccfc69ddaadd33eee29c6c2-960x960x1Per la serie “a volte ritornano” e “chi non muore si rivede”, eccomi di nuovo qua a scrivere per questo mio blog che ormai, poverino, viene sempre più lasciato al suo destino. Immagino vi starete chiedendo cosa mi porti qui, in questa ventosa e variabile – almeno da me è così, oh – giornata di fine marzo, a scrivere un nuovo post. Beh, vi accontento subito: ieri, 25 marzo 2016, è ufficialmente uscito il primo album da solista di Zayn. (In caso vi state chiedendo chi cazzo sia, innanzitutto, sarei curiosa di sapere in che mondo parallelo vivete e, seconda cosa, cercatevi una risposta su Google, che è amico di tutti.)
Ma, prima di parlare dell’album, facciamo un piccolo rewind.
25 marzo 2015, ore 17.30: sulla pagina Facebook degli One Direction – e questo dovrebbe rispondere alla vostra domanda di prima – viene pubblicato un post che annuncia che Zayn lascia il gruppo. Avete presente quando vi strappano via un pezzetto di cuore? (Sì, so che non avete presente la sensazione esatta, ma fingete di capirmi per stare dietro al mio discorso). Ecco, mentre leggevo quel post ho avuto quella sensazione, che mi strappassero via un pezzo di cuore. Il passo dallo sgomento iniziale alla depressione è stato breve e sì, se proprio volete saperlo, ho anche pianto. Ho 23 anni e no, non mi vergogno a dire che quel 25 marzo di un anno fa ho pianto perché Zayn ha lasciato gli One Direction.
Ho impiegato mesi per comprendere il senso di quella decisione, per dargli un senso nella mia testa, e la risposta è stata una sola: Zayn, egoisticamente, ha messo i suoi bisogni davanti a quelli di chiunque altro e di questo non lo biasimo. Ha avuto il coraggio di pensare a se stesso e non so quanti, nei suoi panni, avrebbero fatto la stessa cosa, tenendo conto del pensiero di deludere i fan e i suoi stessi compagni di band. Non so nemmeno se l’avrei fatto io, che alla mia libertà e al mio io tengo tantissimo, tanto per capirci. Lo ammiro per questo. #TeamZayn

Fatta questa introduzione, passo al resto. *si rimbocca le maniche*

MiNd Of MiNdd (Intro), aka come mettere curiosità alla gente in soli 57 secondi. Sin dal primo ascolto, la frase “open up and see what’s inside my mind” mi ha subito catturata. E la cosa funziona: dopo aver lasciato gli One Direction per andare a fare musica che più gli si addiceva, ci sta che la gente voglia sapere cosa c’è nella sua testa.

PILLOWTALK, primo singolo e amore al primo ascolto. Forse al secondo. In ogni caso mi piace e sembra sia piaciuta molto anche alle radio e a MTV, visto che ho passato settimane in cui la sentivo ovunque. E non sto scherzando. Fa venir voglia di “piss of the neighbours, ma il perché non ve lo dico.

iT’s YoU è un nì. L’ascolto e la canticchio perché ormai l’ho imparata memoria – solo perché l’ha fatta uscire in anteprima e, quando capitano queste cose, ascolto poi la traccia per i giorni successivi – , ma non mi dice molto.

BeFoUr parte e cominciano le frecciatine. “So say what you wanna e “Shame is you won’t say that to my face” mi fanno pensare a quello che Zayn ha raccontato in qualche intervista riguardo la situazione con i suoi ex compagni. Ma, magari, sono solo io che leggo troppo tra le righe e mi faccio troppi film mentali.

sHe è senza dubbio piacevole da ascoltare, ma nulla di più. Anche questa non mi lascia nulla.

dRuNk parte ed io già sono stesa sul tappeto di camera mia ad ascoltarla, con gli occhi chiusi. La base mi cattura, così come la melodia del cantato… Entrambe le cose mi ipnotizzano.

INTERMISSION: fLoWer mi ha lasciata molto perplessa la prima volta che l’ho sentita, tant’è che sono arrivata a pensare che l’avesse incisa sotto l’effetto di qualcosa di particolarmente pesante. E invece no, a quanto pare canta in Urdu. Ah, beata ignoranza.

rEaR vIeW mi piace abbastanza. Bella la musica, bello il cantato e bello anche il testo.

wRoNg è una delle mie preferite dell’album, senza dubbio. Per questa è stato sul serio amore al primo ascolto e la collaborazione con Kehlani, che non conoscevo, funziona bene.

fOoL fOr YoU, rispetto al resto dell’album, sembra essere uscita dal passato. Ballad in cui si lascia spazio a strumenti come pianoforte e batteria, piuttosto che a suoni elettronici che dominano nelle altre tracce. Mi vedo Zayn che la canta in un piccolo pub, come spesso succede in molti film – soprattutto americani. Nemmeno ve lo dico che, anche questa, rientra tra le mie preferite.

BoRdErZ è una di quelle tracce che hanno bisogno di più di un ascolto. Al primo giro non mi ha detto nulla, al secondo mi ha detto qualcosa e al terzo ho iniziato a canticchiare il ritornello. Piacevole da ascoltare e canticchiare.

tRuTh è un’altra canzone frecciatina e lo è ancora più di BeFoUr perché frasi come “this wasn’t my dream, it was all yours”, “i got caught up in this game” e “I won’t point any fingers, I won’t say it was you” non sono di certo passate inosservate alle mie orecchie. Ma forse sono sempre io che mi faccio troppi viaggi.

lUcOzAdE è un grosso interrogativo, soprattutto per quanto riguarda il testo, di cui proprio non comprendo il significato… Sono tante frasi messe lì, senza senso logico. O, meglio, il senso logico c’è, ma non capisco l’argomento che sta alla loro base. Pensare che la musica mi piace molto.

TiO… Beh, che ve lo dico a fare? È bella già solo per il fatto che il titolo stia per Take it off. Pure questa è tra le mie preferite dell’album per la musica, il cantato, il testo. Parla solo di una cosa, come PILLOWTALK, senza andare nell’esplicito. L’ascolterei in loop continuo.

BLUE è quella traccia che, tra tutte, apprezzo davvero di meno. Un po’ lagnosa per i miei gusti e chiedo scusa a chiunque l’apprezzi per questo mio giudizio.

BRIGHT è ottima da ballare, nonostante mi ricordi – non poi così lontanamente – Kobra della Rettore. Il testo non mi sa di nulla.

LIKE I WOULD, sempre da ballare. L’apprezzo molto e se prende piede qua in Italia, ce la sorbiremo remixata in tutte le salse per tutti i mesi estivi. Già mi vedo la scena.

SHE DON’T LOVE ME chiude la versione deluxe del disco. È una chiusura in sordina, che non mi entusiasma troppo. Di tutta la traccia mi è rimasta impressa soltanto il verso “your body on top of mine”.

DO SOMETHING GOOD è la prima delle due tracce che, da quanto ho compreso, fanno parte della versione fisica dell’album. La canzone parte ed è subito Bob Marley e Jamaica, vista l’aria reggae di cui è intrisa. L’ascolto e vorrei solo che qualcuno mi passasse una canna per fare un tiro, pure se solo l’odore mi infastidisce terribilmente.

GOLDEN, per concludere, è una chicca. Altra ballad, molto intensa, sia per musica che per testo. Mi domando perché non l’abbia inserita nell’album, facendola figurare solo tra le bonus… Meritava un posto migliore.

Concludendo, in generale, l’album mi piace e, come primo lavoro da solista, ci può stare. C’è sperimentazione e voglia di mettersi in gioco. Alcuni brani hanno i contorni fuori fuoco, ma è una cosa su cui si può lavorare tranquillamente. Per dire altro, devo attendere futuri lavori.

PS: se vi state chiedendo perché ho scritto i titoli delle canzoni in quella maniera strana e temete che io sia impazzita, non vi allarmate perché 1) sono già pazza e 2) è Zayn stesso che ha scritto i titoli in quella maniera, quindi ho solo rispettato quanto già fatto da lui, seppure scrivere così mi abbia portato via dieci anni di vita.

In caso vogliate acquistare il CD, vi lascio il link diretto alla pagina Amazon.

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