Musica · Recensioni

Sounds Good Feels Good

È arrivato l’autunno – da un mesetto ormai – e con il suo arrivo hanno cominciato ad arrivare tante belle cose che ho atteso con ansia per tutta l’estate tra un esame universitario e l’altro, tra un momento di lamento per il caldo eccessivo e l’altro. E la prima di queste belle cose è Sounds Good Feels Good, il nuovo album dei 5 Seconds of Summer. Premetto che all’inizio non ero molto entusiasta all’idea di un nuovo album da parte loro ma, più la data d’uscita si avvicinava, più la mia gioia aumentava. Non a caso sono qui a parlarvene in questo momento, del resto.

L’album si apre con Money, dove ti urlano in faccia “take my money” e, credetemi, che se avessi la possibilità di farlo, lo farei – sono una brutta persona materialista, lo so. A parte questo, è un’ ottimo pezzo d’apertura, che subito lascia trapelare l’impronta generale dell’intero lavoro.

She’s Kinda Hot è la seconda traccia e primo singolo estratto dall’album. Ricordo quanto sono rimasta perplessa e delusa dopo il primo ascolto perché, dal titolo, credevo fosse una She Looks So Perfect 2.0 e invece non lo era. Ho dovuto ascoltarla più e più volte con il testo sottomano per comprenderne il reale significato e, quando ci sono arrivata, la canzone è finita dritta dritta tra le preferite dell’album. Ha un bel messaggio dietro alla facciata data dal titolo: dice che è okay essere dei ‘perdenti’ (“they say we’re losers and we’re alright with that”), che non c’e niente di male ad avere piani che nessuno, eccetto noi, comprende, che “we’re the kings and the queens of the new broken scene and we’re alright though”.

Hey Everybody! è la terza traccia e anche il secondo singolo. Parla di situazioni critiche, quelle da cui sembra non esserci via d’uscita… E invita a non arrendersi di fronte ad esse e di provare comunque a viversela perchè tutti possiamo avere qualcosa di meglio. È accompagnata da un video spiritoso che esprime perfettamente il senso della canzone.

Permanent Vacation è un’altra delle mie tracce preferite. Ho avuto l’opportunità di sentirla live durante la tappa torinese del ROWYSO tour ad inizio maggio e subito mi è rimasta molto impressa. I ragazzi sono stati bravissimi a presentarla come hanno fatto – hanno coinvolto tutto il pubblico a fare il coro e a battere le mani a ritmo – e forse anche questo ha contribuito alla mia adorazione nei confronti del pezzo. E poi è un po’ il mio inno dato che, spesso e volentieri, mi sento molto “situation: no motivation; destination: permanent vacation”.

La quinta traccia è Jet Black Heart e per arrivare a dire ‘okay, mi piace’ ci è voluto più tempo rispetto al mio solito. Non è di quelle canzoni che entrano subito in testa, ma di quelle più strutturate che devi ascoltare un paio di volte prima di riuscire ad esprimere un parere su di esse. Il testo non è nulla di che – pene d’amore a tutta randa –, ma quello che la rende bella è la voce di Michael che, quando canta “cause i’ve got a jet black heart” riesce a donarti l’impressione che ogni cosa al mondo sia al posto giusto.

A seguire c’e una sequenza di tracce centrali che per me sono molto anonime e che non mi hanno lasciato nulla: Catch Fire ha un ritmo carino e accattivante, che entra in testa fin dalla prima riproduzione e così anche Safety Pin, che si differenzia solo per l’idea carina di vederci come spille da balia (safety pin in inglese, appunto) in grado di unirci ad un’altra persona per renderla migliore di quello che è e per renderci migliori di quello che siamo; Waste The Night è forse tra tutte la più anonima e mi è rimasto in testa il ritornello soltanto perché ripete in continuazione “i don’t wanna waste it, don’t wanna waste it”; Vapor è la delusione di quest’album perché dal titolo mi ispirava ed incuriosiva e invece non mi è rimasto nulla dal suo ascolto.

Terminata la sequenza di tracce anonime, c’è Castaway, che è un nì. Ritmo accattivante, che mi fa venire voglia di saltare sopra tutti mobili della casa mentre la canto a squarciagola. Nel testo non c’è nulla che non si sia mai sentito prima, ma il ‘ci siamo tanto amati, come ci siamo finiti ad odiarci così tanto e a spezzarci il cuore in questo modo?’ è un argomento che funziona sempre nelle canzoni.

Ed ecco che si arriva ai 10 minuti che preferisco di tutto l’album, formati da due canzoni che ho adorato alla follia fin dal primo ascolto. The Girl Who Cried Wolf – nemmeno ve lo dico quanto ci ho messo per trovare il senso a quest’espressione, dato che tradotta letteralmente non ha alcun senso nella nostra lingua – è bella e sofferta. E Michael, per la seconda volta, mi lascia senza parole durante il bridge perché canta in maniera così sofferta – ho quasi l’impressione che lo faccia piangendo – che mi fa accartocciare il cuore e, se non succede anche a voi, probabilmente siete delle brutte persone. Broken Home è in assoluto la mia preferita dell’album. Affronta un tema non semplice da trattare – parla dei litigi familiari e di come un bambino/ragazzino li vive e li percepisce – e lo fa in maniera ottima, con un bel testo ed una bella tessitura musicale che si alterna tra arpeggio di chitarra, archi e percussioni. Senza dubbio il pezzo migliore dell’intero album.

Il discorso torna ad alleggerirsi con Fly Away, dove tutto quello che si vuole fare è andare via, magari anche solo per qualche minuto. Estraniarsi dal mondo, per rimettere in ordine idee, pensieri e priorità. E anche qui, dicono esplicitamente che non c’è nulla di male se a volte si desidera prendere tutto e andarsene via perché non ha senso sprecare un altro giorno sperando che tutto quello che ci assilla sparisca dalla nostra vita di punto in bianco.

Se una traccia come Invisible fosse uscita più o meno cinque anni fa, avrei potuto tranquillamente dire che mi descriveva alla perfezione e avrei passato giorni interi a piangerci sopra. Invece arriva con anni di ritardo ma, in ogni caso, è stata capace di riportarmi indietro nel tempo per quei 3 minuti che dura e di lasciarmi un po’ di amaro in bocca. Gli archi che chiudono il pezzo sono terribilmente tragici e terribilmente perfetti per dare alla traccia il finale degno che si merita.

Chiudono la versione deluxe dell’album, altri 3 brani abbastanza anonimi per i miei gusti. Il primo di questi, Airplaines, devo ancora inquadrarlo a livello di testo perché vi giuro che non ho compreso di che parla – ogni tanto ho di questi problemi con le canzoni, abbiate pazienza. San Francisco parla di una bella storia d’amore estiva che, arrivato l’autunno, ci si lascia alle spalle e quindi ha un testo abbastanza malinconico, smorzato però dalla musica che risulta essere quasi allegra rispetto al testo. Decisamente carina. Tutto termina con Outer Space / Carry On e come pezzi di chiusura ci stanno entrambi. La prima non è nulla di entusiasmante, se non per il verso “the darkest night never felt so bright with you by my side” che mi fatto subito pensare a determinate persone che fanno parte della mia vita e che sono un po’ la mia guida. La seconda è un invito ad andare avanti, qualunque cosa accada nella vita e fa sempre bene sentirselo ripetere come incoraggiamento – o, almeno, a me fa sempre bene, soprattutto se me lo dicono con una canzone, perché riesco ad avere l’impressione che chi ha scritto quel brano abbia fiducia in me e me lo stia dicendo direttamente.


Sono arrivata alla fine di questo mio commento sui brani di SGFG. Ovviamente c’è una buona dose di soggettività, visto che ho detto apertamente quali sono i pezzi che mi piacciono e quelli che non mi piacciono. Se qualcuno avesse voglia di esprimere i suoi pareri – so che non lo farà nessuno, ma ci provo comunque – può farlo nei commenti oppure come più preferisce. Sono aperta allo scambio di opinioni 😉


Un piccolo appunto per i 5SOS: più Ashton Irwin, grazie.

Annunci

One thought on “Sounds Good Feels Good

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...